FADING CIRCLES – Soulburn

FADING CIRCLES – Soulburn

Informazioni
Gruppo: Fading Circles
Anno: 2009
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/fadingcircles
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Holy Trinity
2. Kill The Screen
3. My Real Face
4. Fading Parallels
5. Attitude
6. My Restless Soul
7. Sad Days Are Over
8. Between Light And Darkness
9. I Know That Time’ll Come

DURATA: 59:29

FADING CIRCLES - Soulburn I Fading Circles vengono dalla Transilvania, sì, avete letto bene, la terra che richiama immediatamente la storia di Vlad L’Impalatore o Dracula, fate voi.
Sicuramente più nota per atmosfere nere e lugubri adatte a sonorità black magari ma non rispecchiante quello che la band ci presenta, è infatti viva e alquanto pulita la prestazione che con “Soulburn” ci fanno ascoltare.
Un power/progressive che affonda le proprie radici negli anni Settanta e che vede messa in risalto non l’abilità d’infilare duemila note al secondo quanto quella di costruire dei brani che sappiano oltre a esser incisivi anche godere di una profondità spirituale.
C’è un legame intimo fra i testi e la musica che da loro la possibilità di esprimersi, prendete a esempio la dolcezza quasi regale di “Holy Trinity” acuita dalla coralità gregoriana che viene a presentarsi in alcuni frangenti, l’esortazione del motto della formazione racchiusa in una “Kill The Screen” che con tratti severi e una vena melancolica che serpeggia al proprio interno afferma:

“How I live my life, I only realized
The emptiness inside
Come and hold my hand, blinded by the faith
We will die togheter again.
Kill The Screen”.

Vi sono ancora “Fading Parallels”, canzone che evoca sentori sabbathiani, il primo pezzo lento che incroceremo nel nostro percorso, le ritmiche distese e grondanti di una tristezza per nulla celata trovano vivacità solo nel progressivismo che attraverserà il brano nella fase in cui la solistica si approprierà della scena, “Sad Days Are Over” che mette in contrasto le due nature, affranta e rivoltosa, in una prestazione che si divide fra l’oscurità del lasciarsi andare e la voglia di rivalsa per dar termine ad essa con conseguente irrobustimento del sound metallico e una “Between Light And Darkness” narrante la storia più antica del mondo, l’eterno conflitto fra luce e tenebre che mostra anche il lato più cattivo della voce di István.
“Soulburn” è un disco ricco d’influenze, concentrate, elaborate e sottoposte a una cura che magari non spiccherà per personalità ma ottiene il risultato voluto, quello di creare delle canzoni valide.
Prodotto, arrangiato ed eseguito con la giusta perizia da parte degli allora quattro musicisti (adesso sono un trio), con qualche “citazione” evidente in ambito di riff estratta da Symphony X e Annihilator suppongo consapevole (alla fine dei conti le note son sempre e solo sette), István “Putyi” Csiszér (voce e chitarra), Hunor Nagy (basso), l’allora membro Barna Bálint (chitarra) e Csongor Gyorgy (batteria) possono ritenersi più che soddisfatti da un platter che fondendo animo classico e non riesce a esprimere emozioni.
Raccomando tale ascolto a coloro che amano gli album ricercati ma non prolissi, quei lavori dove l’uomo non è una macchina spara note a tempesta ma da con esse possibilità al proprio spirito imperfetto di affiorare, in una parola: intenso.

Facebook Comments