FALAISE – A Place I Don’t Belong To

Gruppo:Falaise
Titolo:A Place I Don’t Belong To
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:A Sad Sadness Song
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Once, My Home
  3. When The Sun Was Warming My Heart
  4. A Place I Don’t Belong To
  5. An Emptiness Full Of You
  6. Leaves In The Wind
  7. Consumed Soul
  8. Holding Nothing
DURATA:45:49

Il tempo è andato avanti, la loro anima è cresciuta esponenzialmente, raggiungendo l’infinito illimitato, eppure c’è sempre qualcosa che non va. A due anni dall’ultimo My Endless Immensity, i Falaise tornano per raccontarci dell’ennesimo malessere interiore, fatto anch’esso di finali, sofferenze e realtà in cui non ci si riconosce e alle quali non si appartiene. Insomma, ci sono di nuovo tutti i presupposti affinché A Place I Don’t Belong To possa dar prova di essere la nuova, ennesima gemma nera nella discografia del duo perugino.

Matteo Guarnello e Lorenzo Pompilii hanno finalmente trovato la formula perfetta, la quadratura del cerchio, stabilizzando l’amalgama di black metal e shoegaze-post-rock di cui si compone il sound dei Falaise, bilanciando le sfuriate distorte del primo con le movenze più ondeggianti e sognanti dei secondi, come “When The Sun Was Warming My Heart” esemplifica in maniera ottimale. I Nostri non hanno dovuto operare alcun tipo di sconvolgimento generale della propria identità musicale per raggiungere un tale effetto: avevano dimostrato in prima battuta di affondare le proprie radici e di far riferimento a realtà quali Alcest, Amesoeurs, Lantlôs, Les Discrets e Sylvaine, e continuano a farlo tuttora.

Nemmeno le tematiche del disco hanno subito cambiamenti profondi, ma è innegabile come la qualità lirica dei brevissimi componimenti che fanno da testo per i brani di A Place I Don’t Belong To sia nettamente superiore rispetto a quanto rilevato in precedenza. C’era una certa onnipresente cupezza pessimistica nel loro primo As Times Go By:

«Deep forgetfulness
Forgotten by everyone
I am now nullity, the eternal sleep.
Cold and desolate
This is the place I deserve
No one will call me
No voice I’ll feel.»
[da “Eternal Sleep”]

Cupezza pessimistica e annichilente che è stata parzialmente superata in My Endless Immensity, al cui interno sembra risplendere qualche raggio di sole in più, nonostante questa luce finisca per dipanare parzialmente le tenebre e rivelare un panorama cimiteriale:

«I struggled, I dragged
This burden for all my life,
Now that my time comes close
I feel my heart lighten.»
[da “The Abyss”]

Questo conflitto, nato dall’opposizione dualistica di luci e ombre, di black metal e post-rock-shoegaze, si risolve ora molto più armoniosamente. Il tema del distacco e del mancato riconoscimento dell’ambiente di casa è introdotto nella prima “Once, My Home” («I still don’t know where my path leads me / Uncertain, struggling with each new step, tiring / […] Finding the force into something that is already dead / People try to help, but words don’t hurt or sweeten / They just flow, like tears on my skin») e poi ripreso nella traccia eponima dell’album («Away from home now I feel I’m not part of it anymore / I seem to live in another world / Not my world.»), mentre quello già caro ai Falaise delle sofferenze interiori e della perdita di qualcuno è più invasivo, a tratti totalizzante.

«I feel nothingness inside me,
Where once a bright light shone.
An emptiness full of memories of you.»
[da “An Emptiness Full Of You”]

«I would not be born,
Not be pierced by this cold knife,
By this empty life.
I’m dying inside.
Someone help me.»
[da “Leaves In The Wind”]

Come avevo già detto al momento del mio primo incontro con la creatura di Matteo e Lorenzo, i Falaise sanno esattamente quali corde toccare e come toccarle. A quasi cinque anni dal loro esordio, hanno compiuto grandi passi in avanti e A Place I Don’t Belong To ne è la testimonianza lampante. Nessun applauso, per i Nostri: turbare la quiete sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della magia creata dalla loro musica. Uno sguardo, un cenno d’assenso e una lacrima che scorre via docile, agrodolce, durante l’ascolto del loro terzo album: così li ringrazio, così li saluto.

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