FALLING LEAVES – Mournful Cry For A Dying Sun

 
Gruppo: Falling Leaves
Titolo:  Mournful Cry For A Dying Sun
Anno: 2012
Provenienza:  Giordania
Etichetta: Endless Winter
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TRACKLIST

  1. Reaching My Last Haven
  2. Blight
  3. Trapped Within
  4. Silence Again (Silence Pt. II)
  5. Vanished Serenity
  6. Memories Will Never Fade
  7. Celestial
  8. Dying Sun (Outro)
DURATA: 47:04
 

La Giordania non è patria del metal per antonomasia, di sicuro neppure una delle terre dalle quali ricordo provenire gruppi doom e affini rilevanti, a meno che non si parli dei solitari e piacevoli Bilocate. Trovarsi quindi fra le mani un disco di una band che si cimenta nel genere e giunge da quelle zone sapeva molto di terno al lotto, il problema era: diverrà una vincita o la solita schedina da buttare? I Falling Leaves sono attivi da appena un triennio, un solo demo omonimo pubblicato nel 2010, il successivo accordo con la Endless Winter e la pubblicazione di "Mournful Cry Of Dying Sun" in questo 2012, passi importanti e repentini.

L'etichetta di Gennady si è rivelata una fonte dalla quale attingere e rinfrescarsi per gli amanti delle atmosfere doom a 360 gradi, questo in effetti mi forniva di base un minimo di fiducia nel lavoro della formazione. Fiducia che è stata ampiamente confermata dal lavoro contenente quasi cinquanta minuti di gothic doom/death con evidente influenza del panorama musicale europeo (My Dying Bride e Paradise Lost) dedito a fornire le basi sulle quali espandere e apportare modifiche in futuro.

Già perché "Mournful Cry Of A Dying Sun" per quanto sia un album piacevole, dalle atmosfere melancoliche e perlacee intense, rafforzate dalle incursioni sognanti e cullanti del violino a cura di Olof Göthlin dei Draconian ("Blight" e "Silence Again") e Pete Johansen dei The Sins Of Thy Beloved ("Trapped Within" e "Memories Will Never Fade"), capace di attrarre per l'elegante combinazione vocale clean-growl che vede il cantante Abdul-Aziz Assaf coadiuvato in più tracce da colleghi illustri quali sono Pim Blankestein degli Officium Triste ("Blight"), Paul Kur dei Novembers Doom e These Are They ("Vanished Serenity") e Josep Brunet degli Helevorn ("Reaching My Last Heaven"), perde parte del suo fascino a causa di una composizione sicuramente matura per la conoscenza approfondita del genere e per il modo in cui impronta l'uso delle soluzioni stilistiche a esso coniugate, ma che al tempo stesso mette in mostra un legame sin troppo profondo con i grandi nomi che ne han fatto la storia. I due citati all'inizio sono una minima parte di quelli che potranno venirvi in mente.

Parliamoci chiaro, la derivazione non è reato ed è difficile pensare che un qualsiasi disco di un qualsiasi filone musicale non ne subisca il danno, ascoltando però pezzi come "Vanished Serenity", "Silence Again (Silence Pt. II)", "Celestial" e sommando a esse la delicata e carezzevole chiusura acustica affidata ai due minuti e poco più di "Dying Sun" si ha la certezza d'avere a che fare con una compagine delle doti innate nella quale i meccanismi ruotano alla perfezione, ciò che manca è quella personalità e i guest non aiutano, anzi gambizzano la formazione; perché se da un lato apportano una maggiore qualità con le loro prestazioni praticamente perfette, dall'altro non fanno altro che rimarcare e spingere nelle direzioni a loro più affini il suono. Siccome però non mi permetto di chiedere con veemenza a un debutto di suonare obbligatoriamente originale, reputo i Falling Leaves una di quelle promesse che attende e pretende di essere mantenuta.

Non vi consiglio l'acquisto diretto, anche se sono quasi certo che ogni amante di questo affascinante scenario musicale si troverebbe a proprio agio con un ascolto simile, non escludo pertanto che il voler possedere "Mournful Cry Of A Dying Sun" divenga uno sviluppo naturale dell'incontro con la loro proposta e personalmente non potrei che rassicurarvi sul fatto che i vostri soldi sarebbero comunque stati più che ben spesi.

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