FALLUJAH – The Harvest Wombs | Aristocrazia Webzine

FALLUJAH – The Harvest Wombs

 
Gruppo: Fallujah
Titolo: The Harvest Wombs
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Unique Leader Records
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TRACKLIST

  1. Alpha Incipient
  2. Ritual Of Godflesh
  3. Become One
  4. Cerebral Hybridization
  5. Prison Of The Mind
  6. The Flame Surreal
  7. Enslaved Eternal Phenomenon
  8. Hallucination
  9. The Harvest Wombs
  10. Assemblage Of Wolves
DURATA: 44:10
 

L'estremo ha i suoi gruppi borderline, altamente disturbati e che quindi possono ricevere critiche efferate o essere esaltati come salvatori di un genere. I californiani Fallujah fanno parte di quella schiera di band che ha volutamente portato il suono tecnico del death metal ai propri confini, puntando su partiture sempre più complesse, melodie e atmosfere dirompenti e una visione -core incastonata tesa a rendere più compatto il tutto.

Inutile dire che uno degli album rivoluzionari in tal senso fu l'ultima opera dei veri Decapitated, "Organic Hallucinosis" (2006), di lì in poi ci fu una vera e propria escalation che portò alla formazione di formazioni sempre più dotate tecnicamente e inclini a esasperare quelle soluzioni, pensate a gente come i The Faceless, Born Of Osiris, Burning The Masses, Sons Of Aurelius, The Contorsionist e via discorrendo. Ecco, inserite i Fallujah in questo mondo fatto di velocità alternate, riff da capogiro, momenti nei quali il suono si dilata, tessendo fasi ambientali espanse adornate da armoniosi intarsi e avrete un'idea di come suona "The Harvest Wombs".

Il disco è maturo, cervellotico e dotato di una produzione fredda, per non dire ghiacciata; a essere precisi questo tipo di soluzione dietro il mixer è piuttosto in voga fra le realtà dell'ultima ondata death metal, ma è un vantaggio? Nella maggior parte dei casi no, perché aumenta esponenzialmente la sensazione di esecuzione meccanica e il gruppo di San Francisco non fa proprio nulla per non avvalorare tale tesi. I ragazzi comunque svolgono più che dignitosamente il proprio mestiere, infilando in realtà brani musicalmente anche piuttosto attraenti, si vedano "Alpha Incipient", "Become One", "Prison Of The Mind" e il lungo strumentale "The Harvest Wombs", aggiungendo rifiniture preziose in sede solistica, tuttavia risultando alla fine della fiera alquanto vuoti.

Sono sicuro che un disco come "The Harvest Wombs" verrà apprezzato da chi segue con costanza e dedizione il panorama delle ultimissime uscite, preferendo sottolineare gli aspetti tecnici e di composizione rispetto al valore emotivo di un album; motivo per il quale è a loro che i Fallujah potranno interessare. Se invece amate le sonorità vecchia scuola, produzioni sporche e suono retrò in genere, in quel caso inserire nello stereo un lavoro simile sarebbe come scontrarsi contro il peggiore dei vostri incubi, chi ve lo farebbe fare?