Il ritorno dei Fester, una celebrazione della morte

FESTER – A Celebration Of Death

Gruppo:Fester
Titolo:Winter Of Sin
Anno:2012
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Abyss Records
Contatti:Facebook  Soundcloud
TRACKLIST

  1. Rites Of Ceres
  2. The Black Tower
  3. March Of Death
  4. I’ll Hunt You Down !!
  5. Metalized
  6. Jeg Spytter På Deg
  7. Last Day Of Battle Pt. I
  8. Last Day Of Battle Pt. II
  9. A Face For A Funeral (A Dance Of Death)
  10. Rites Of Mortiis (Ceres Remix)
DURATA:54:25

Se avete seguito Aristocrazia nel corso dei suoi ormai quattro anni di vita, di sicuro avrete intravisto più volte il monicker dei norvegesi Fester. Finalmente la formazione guidata da Bjørn “Tiger” Mathisen (che tempo fa ho anche intervistato), è tornata in piena attività. Infatti, dopo la pubblicazione del best of The Commitments That Shattered 1991-1992 del 2010, il combo, forte dell’arrivo di nuovi elementi — Thomas Andresen alla chitarra (Sincera ed ex di Algol e Seance), John Bakker al basso (Gruesome, Kampfar ed ex Carpathian Full Moon) e i session Audun Kleive alla batteria e Raymond C. Pellicer a curare la parte elettronica e i synth —, si presenta con il terzo capitolo di quello che sembrava essere un viaggio ormai interrotto: A Celebration Of Death.

Il death/black scandinavo del disco risente dell’età anagrafica dei Fester e la band utilizza questo suo mantenersi ancorata al passato con semplicità alle volte apparente, infilando di seguito una doppietta iniziale scura e millenaria con “Rites Of Ceres” e “The Black Tower”: i synth posti a ornamento su scheletri sonori scarni e grevi (che vanno, però, dritti al punto) potrebbero far pensare a un album sin troppo statico; non sarà proprio così. In primis c’è da dire che la strana scelta di reclutare Audun Kleive, un jazzista che poco ha avuto a che fare con il sound metallico, è stata indovinata: il suo drumming passa da fasi particolarmente statiche ad altre in cui la dinamicità riesce ad alleggerire anche il carico di pezzi “mattone” (nel senso buono), come “Jeg Spytter På Deg” e “Last Day Of Battle Pt. 2”. Sono decisivi, poi, i cambi di ritmo: pochi a dir la verità ma evidenti; in questo senso, trovo molto azzeccato l’incedere in mid-tempo di “Metalized”. Se il percuotere delle pelli ha il suo perché, è altrettanto interessante l’uso che vien fatto dell’elettronica, sempre pronta ad adornare i brani. “March Of Death”, “I’ll Hunt You Down”, “A Face For Funeral” e “Rites Of Mortiis” si arricchiscono di ambientazioni da incubo e dall’alone mortifero. L’ultima traccia, poi, come evidenziato dal titolo, vede la partecipazione di Mortiis come curatore del remix industrialoide: una chicca con una marcia in più.

I Fester sono tornati in salute. Si potrà obiettare che la proposta non spicchi per originalità, probabilmente, ma è anche vero che A Celebration Of Death è nero come la pece e non ha avuto nessunissimo bisogno di ricorrere a chissà quale stratagemma e super-produzione per far rivivere appieno la natura death/black di una delle realtà storiche di una Norvegia che non esiste più. Se speravate in un altro Silence, in parte l’avrete. Se però non vi aspettavate chissà quale salto di qualità dalla formazione scandinava, approcciatevi a questo disco con la stessa tranquillità con cui avete ascoltato la creatura di Mathisen in passato: non ve ne pentirete.

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