Un tuffo nella Norvegia death metal dei Novanta coi Fester

FESTER – Winter Of Sin

Gruppo:Fester
Titolo:Winter Of Sin
Anno:1992
Ristampa:2010
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Abyss Records
Contatti:Facebook  Soundcloud
TRACKLIST

  1. Winter Of Sin
  2. Sences Are The True You
  3. The Ancient Gods Wore Black
  4. Entering…
  5. Victory!!!
  6. Liberation
  7. As The Swords Clinch The Air
  8. A Dogfight Leaves A Trace
  9. The Commitments That Shattered
DURATA:48:54

Nella mente di qualsiasi metallaro, la Norvegia anni Novanta non viene ricordata certo per il death metal, eppure il territorio scandinavo regalava chicche di non poco valore; impossibile dimenticarsi, ad esempio, di gente come Cadaver e Molested! Tra questi nomi vi era pure quello dei Fester, formazione mai troppo omaggiata che svolgeva eccome il suo onesto lavoro. Nell’effettuare un recupero delle uscite old school, le etichette danno la possibilità di venire a contatto con dischi spesso dimenticati ed è così che riscopriamo Winter Of Sin, ristampa del primo album del combo di Askim.

La dimensione sonora dei Fester è quella del death metal canonico, le cui virate in territorio doom, unite a una voce grattata tendente al black e a delle melodie che attraversano i brani grazie a una solistica molto pulita, però, anticipano o sono coincidenti con le intenzioni dei loro colleghi che fonderanno quello che verrà poi conosciuto come il circolo norvegese black metal — tenete conto, infatti, che questo disco è datato originariamente 1992, uno degli anni fondamentali per quel movimento.

Le influenze di mostri sacri quali Celtic Frost/Hellhammer sono palesi nel sound dei Fester, tanto che in certi momenti l’approccio ricorda quello dei Darkthrone e dei Samael agli albori delle rispettive carriere. Pur non vantando pezzi “capolavoro”, Winter Of Sin si fa inserire nello stereo con piacere: è una prestazione che ci ricorda quanto fosse genuino e veritiero il modo di porsi all’estremo, privo di artifici e produzioni schifosamente plastificate — sì, la versione è un remastered ma non un abominio plasticoso. Il gusto per le melodie si fa vivo in tracce come “The Ancient Gods Wore Black” e “Victory!!!”, entrambe supportate da una più che degna qualità atmosferica che ne aumenta il valore. La scaletta cresce d’intensità sul finale, mettendo a segno colpi più serrati in “Liberation” e “The Commitments That Shattered” e sfruttando primordialità e groove in “As The Sword Clinch The Air” e “A Dogfight Leaves A Trace”. Per quanto ricordi del disco nella sua prima versione, la produzione teneva il basso in buona considerazione [purtroppo il bassista originale della formazione, Jørgen Skjolden, è deceduto nel 2000, N.d.R.] e questa ristampa ha mantenuto tale aspetto, punto da non sottovalutare in quanto la profondità fornita ai pezzi ne costituisce un elemento di fondamentale importanza.

Probabilmente a molti non cambierà la vita ciò che queste canzoni proporranno ma, contestualizzate nel periodo in cui vennero scritte e tenuto conto della passione che trasudano, tali brani catapultano il sottoscritto in un tempo in cui il solo pronunciare la parola death metal in giro faceva venire l’orticaria alla gente. Venivi marchiato come quanto portatore di un male incurabile (un grazie sentito a tutti i bigotti del cazzo): troppo piccolo per comprare dischi in massa ma non per tenere le orecchie aperte e ascoltare i consigli dei più grandi.

Tirando le somme, sebbene quello dei Fester non sia catalogabile come un lavoro eccelso, Winter Of Sin è comunque un platter che per un seguace accanito del mondo death risulterà più che apprezzabile. Del resto, se molte formazioni di giovincelli che dicono di suonare old school prendessero spunto da queste uscite cosiddette “minori”, per comprendere cosa fosse la dedizione allo stile e al metal, probabilmente gli scaffali dei negozi e le liste dei vari mailorder verrebbero salvate dalle oscenità che si appropriano indebitamente di tale marchio. Un tuffo nel passato per rinfrescarsi la memoria, in certi casi, non fa male.

Facebook Comments