FIELD ROTATION – Fatalist: The Repetition Of History

FIELD ROTATION – Fatalist: The Repetition Of History

Informazioni
Gruppo: Field Rotation
Titolo: Fatalist: The Repetition Of History
Anno: 2013
Provenienza: Germania
Etichetta: Denovali Records
Contatti: facebook.com/fieldrotation
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Uncanny
2. Valse Fatale
3. Fatalist
4. History (Fragment)
5. The Repetition Of History
6. The History Of Repetition

DURATA: 42:09

Field Rotation è il progetto creato dal tedesco Christoph Berg, artista che nel breve lasso di tempo di un lustro circa ha gettato le basi per una proposta musicale che continua a espandersi, partendo dall’idea che elettronica e classica siano in grado di convivere in armonia e che sia fondamentale far acquisire alle movenze dei brani una capacità figurativa notevole. Vi era riuscito nel debutto targato 2011 dal titolo “Acoustic Tales”, aveva replicato nell’esperienza neoclassica che preferiva rimanere al di fuori del campo della contaminazione elettronica in “Paraphrases” (uscito a proprio nome) e adesso con “Fatalist: The Repetition Of History” si è superato, elevando sia le atmosfere che l’impatto iconico trasportato dai pezzi a un livello ancora più alto e aulico.

Una vista sconfinata ci attende, più ci s’inoltra nel territorio sonoro composto da vibrazioni delicate, cicliche, alle volte spettrali e profonde, altre melodiche e raffinate, più emerge un flebile, ma interessante contrasto che vi ruota all’interno: quella che in realtà potrebbe sembrare una carezza esclusivamente rivolta a quietare l’animo, vede strisciare sotto di essa una corrente scura e suadente che rimembra quelle dark-ambient. Tale impressione viene annullata in varie circostanze dalla capacità di immettere in circolo solennità e grazia, come avviene nell’atto conclusivo “The History Of Repetition”.

L’album è un progressivo obliarsi con candore per risorgere sul finire: “The Uncanny” spalanca le porte, accogliendoci in questo mondo ancora in bilico fra la discesa che successivamente ci attende e il piano in cui ci muoviamo al momento, sino a condurci a “Valse Fatale”, la cui aura assume connotazioni sordide. Il piano poi collassa in un’ambientazione lugubre in cui, al pari di una lama che fende l’aria, fa breccia la voce di Mari Solaris: è il preludio dell’affondo che in “Fatalist”, traccia nella quale la staticità diviene arma primaria, ci avvolgerà in un tessuto uniforme e dai colori che vanno sbiadendosi. Il terzo pezzo è l’abisso insito nel lavoro, il fondale da cui risalire; una volta superato, seppur lentamente, la ripresa avviene in maniera alquanto naturale a partire da “History (Fragment)”.

I droni incantevoli che si esprimono a cadenza regolare e le garbate armonie denotano un cambio d’approccio che sfocerà nelle distinte melodie sfoggiate in “The Repetition Of History”, dove ci si libera di volta in volta dello strato grigio-nero sotterraneo presente inizialmente, dando così forma alla già chiamata in causa “The History Of Repetion”, nella quale la raffinatezza acquisisce anche lucentezza e il respiro affannato di chi si era perso internamente a una gabbia dorata indistruttibile diviene il sospiro di colui che ha trovato la propria via d’uscita.

Christoph Berg ci consegna un gioiello, un disco che conquista la mente, permettendole di viaggiare infinitamente e dandole in pasto una gamma d’emozioni incostante e incontrollabile, che perciò affascina. Non c’è un modo preciso e corretto di viverlo, si ha la possibilità di assorbirlo in maniera unica e personale, forse la dote più importante in un mondo che al giorno d’oggi ama cibarsi di cloni.

Adorate la musica classica, l’ambient e l’elettronica? Ottimo, “Fatalist: The Repetition Of History” è ciò che fa per voi, ma anche se non foste avvezzi a tali sonorità, e il sottoscritto non le mastica quotidianamente, date comunque un ascolto a questo album, perché potreste rimanerne seriamente incantati.

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