FINISTER – Suburbs Of Mind

 
Gruppo: Finister
Titolo: Suburbs Of Mind
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Red Cat Records
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TRACKLIST

  1. The Morning Star
  2. Bite The Snake
  3. The Way (I Used To Know)
  4. A Decadent Story
  5. My Howl
  6. Levity
  7. Ocean Thrills
  8. The Key
  9. Here The Sun
  10. Everything Goes Back
DURATA: 52:00
 

I giovani e volenterosi Finister, già autori di un buon ep intitolato "Nothing Is Real" (2012), fanno il proprio ingresso all'interno del roster della Red Cat Records, etichetta che ne rilascia il debutto di lunga durata "Suburbs Of Mind". Le doti che più colpiscono della prova fornita dal quartetto fiorentino sono l'eclettismo, l'eleganza e l'abilità d'inserire acidità psichedelica nei brani, che incantano l'ascoltatore soprattutto quando i toni divengono meno accesi. In quei momenti l'atmosfera assume connotati ombrosi, fumosi eppure accoglienti, come accade in episodi quali "The Way (I Used To Know)" e "Ocean Thrills", splendidamente adornati dalle finiture del violoncello di Lea Galasso e del violino di Davide Dalpiaz.

I Nostri mostrano comunque di sapersela cavare anche nei frangenti in cui la psichedelia prende piede con più energia ("A Decadent Story"), oppure quando le sensazioni ipnotiche divampano ("My Howl"), le melodie alternano tratti sognanti ad altri grintosi ("Levity") o la componente pop viene centrifugata insieme a una mistura di alternative e blues. "Suburbs Of Mind" è idealmente un gran bel frullato odierno di raffinatezza britannica in stile Radiohead, Muse e Brett Anderson, condita dalla genialità a stelle e strisce alla Jack White e Mars Volta, sul quale viene posto a mo' di ciliegina sulla torta un certo gusto retrò che attinge dalla classe anni Settanta di Pink Floyd e Hawkwind.

Il disco è dotato di molti pregi, legati in genere all'ambito atmosferico che rende i pezzi alquanto gradevoli e rilassanti, ma non per questo privo di pecche. Ascoltandolo nel tempo si ha la sensazione che non sempre le canzoni abbiano del tutto uno sbocco, morendo un po' su se stesse. Mi viene da tirare in causa "My Howl": se strumentalmente non c'è davvero quasi nulla da recriminare, anzi ci sarebbe da elogiare il tastierista Orlando Cialli per la piacevole rifinitura e l'estensione dei brani, non si può dire altrettanto della prestazione dietro al microfono del cantante Elia Rinaldi, che a causa di una pronuncia inglese tutt'altro che perfetta non incide quanto potrebbe, risultando talvolta insipido. Un peccato insomma, data la caratura di una proposta che per tipologia di suoni e stili raccolti potrebbe tranquillamente ricevere un gran numero di pareri favorevoli, anche oltreconfine.

"Suburbs Of Mind" è comunque una buonissima prima prova. I Finister sono già in grado di gettarsi nella mischia per dire la propria all'interno di un'area rock italica che — per quanto contestata e spesso dichiarata morta sul nascere — continua a sfornare nuove leve entusiaste e pronte a dimostrare che la situazione non è così nera come la si racconta. I Toscani ne sono l'ennesima conferma.

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