FINNR’S CANE – Elegy

Gruppo: Finnr’s Cane
Titolo: Elegy
Anno: 2018
Provenienza: Canada
Etichetta: Prophecy Productions
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TRACKLIST

  1. Willow
  2. Elegy
  3. Strange Sun
  4. Empty City
  5. Earthsong
  6. Lacuna
  7. A Sky Of Violet And Pearl
DURATA: 41:50

Conoscere le vere identità dei tre musicisti che si celano dietro i nomi di The Bard, The Peasant e The Slave è allo stato attuale impossibile, complice anche il fatto che i Finnr’s Cane non hanno mai suonato dal vivo e hanno sempre preferito dare sfogo alle loro idee in studio. Fortunatamente, però, definire il loro genere è decisamente più semplice, nonostante sia permeato da diverse sonorità. Otto anni dopo il debutto Wanderlust, la band canadese torna sulle nostre pagine, arrivando con Elegy all’importante traguardo del terzo album, in cui doom e atmospheric black metal si fondono, si alternano, si danno il cambio, quasi sempre con risultati più che apprezzabili.

Aprendo il disco, saltano all’occhio alcune righe che sembrano il prologo — o la conclusione — di un racconto, o chissà, magari si tratta di una storia su cui basare un gioco di ruolo; i nomi d’arte menzionati in precedenza forse avrebbero una collocazione più specifica, se così fosse. Il vantaggio maggiore di Elegy è riuscire a trasmettere ciò che ha da dire nella giusta quantità di tempo, senza dilungarsi in inutili fronzoli o abbellimenti che lo renderebbero altrimenti esageratamente lungo e probabilmente pure noioso. Sette le tracce totali nelle quali è la parte strumentale a prevalere. La voce, o meglio, le voci hanno un ruolo più marginale che tende a lasciare maggiore spazio alla componente atmosferica; a tal proposito, un appunto va fatto circa la mancanza di un missaggio adeguato: quando è presente, la componente vocale tende un po’ troppo a lasciarsi sovrastare dalla strumentazione e, che si tratti di una cosa voluta o meno, credo che sarebbe bastata qualche tacchetta di volume in più per fare sì che tutti i brani risultassero carichi di un impatto maggiore.

La nota d’inizio è affidata a “Willow”, un’apertura davvero ben fatta in cui emergono fin da subito le influenze principali del terzetto canadese, gli Agalloch fra tutte. La title track consta di moltissimi passaggi, ben amalgamati tra loro e in cui qua e là fanno capolino suoni della natura, come il canto degli uccelli, dandoci l’impressione di stare passeggiando in un bosco. Sembra quasi di ascoltare una band nord-europea e non canadese; considerando però che i Finnr’s Cane provengono in effetti dalla regione dell’Ontario, la percezione glaciale e gelida che si ha con la loro musica ha perfettamente senso.

Le prime tracce di black metal accompagnate da uno scream forse un po’ debole arrivano con “Strange Sun” e la molto ben riuscita “Earthsong”, uno dei pezzi di punta di Elegy, se non il migliore. Le molte influenze e i vari passaggi che si possono individuare in ciascun brano non li vedrei come cause di confusione, ma come elemento di arricchimento in quasi tutto il disco; devo però storcere leggermente il naso per quanto riguarda “Lacuna”, un mezzo scivolone sul ghiaccio in cui le varie parti, davvero buone se prese singolarmente, non si amalgamano a sufficienza e finiscono in effetti per lasciare un po’ spaesati. “A Sky Of Violet And Pearl” costituisce invece un’adeguata chiusura, soprattutto l’outro.

Elegy non è un disco perfetto e c’è più di qualche dettaglio da migliorare; in ogni caso, si lascia ascoltare — e anche riascoltare, per coglierne al meglio le particolarità — con molta facilità. I Finnr’s Cane non hanno ancora raggiunto la piena maturità artistica, tuttavia hanno piazzato ottime carte in tavola e hanno saputo suscitare il mio più vivo interesse, resta solo da sviluppare ulteriormente e smussare quegli elementi ancora incerti.

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