FIRESTORM – Web Of Deceit

 
Gruppo: Firestorm
Titolo:  Web Of Deceit
Anno: 2008
Provenienza:  Italia
Etichetta: 3 Fold Records
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TRACKLIST

  1. Cold Hand In A Warm Heart
  2. Angeldevil
  3. Falling Into Alienation
  4. Tempus Fugit
  5. Neverending Course Of Time (Part 1 – Impulses Of The Heart)
  6. Pictured By The Moon
  7. Salome
  8. Beyond Every Rational Thought
  9. Shadows In My Mind
  10. Neverending Course Of Time (Part 2 – Walls Of The Past)
DURATA: 50:44
 

Arriva per tutti prima o dopo il momento di concretizzare gli sforzi fatti e creare qualcosa che ne sia la summa. Così è stato pure per i Firestorm, band marchigiana dedita a un power metal progressivo che dopo aver prodotto tre demo ha rilasciato l'album di debutto "Web Of Deceit". Negli anni la formazione si è più volte rivoluzionata tanto da annoverare adesso in line-up uno solo dei fondatori, il chitarrista Manuele Pesaresi.

Le dieci tracce influenzate fortemente da gruppi quali Dream Theater e Angra, ma anche da nostrane realtà come Labyrinth e Dgm, hanno di buono una composizione canonica che si presta piacevolmente all'ascolto. Le scelte solistiche azzeccate da parte dello stesso Pesaresi, coadiuvato dall'altra ascia Moreno Baldoni, e la prova vocale di un Riccardo Curzi dietro il microfono che regge bene soprattutto quando si mantiene su range medio-alti, soffrendo invece sulle parti che tendono a salire più del dovuto divenendo sul lungo andare a tratti fastidioso.

I brani scorrono senza problemi, evocano continui déjà vu, tuttavia si ascoltano con piacere, "Angeldevil" con il suo ritornello fruibilissimo, la lunga e progressiva "Tempus Fugit" con decisi  assoli posti in chiusura, "Salomè" e il cantato epicheggiante o il divertente concludersi di una "Pictured By The Moon" che riprende la mitica colonna sonora del "Benny Hill Show" fanno la loro parte mancando però di quel quid che le faccia risaltare. Il disco si muove su un valore sufficiente con lievi picchi che vengono smorzati da soluzioni scontate subito dopo.

C'è da lavorare in primis sulla personalizzazione del suono e sulle strutture delle canzoni ancorate troppo a schemi conosciuti, spicca il batterista che ci prova a mettere del proprio almeno per quanto riguarda la dinamicità fornita, ma in mezzo a un mare di tentativi standardizzati è una goccia che si perde.

Consiglio l'ascolto di "Web Of Deceit" esclusivamente agli sfegatati fan del genere in attesa di incrociare nuovamente i Firestorm sulla nostra strada sperando in una prova più matura.

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