FIRTH OF DAMNATION – Carpe Diem

 
Gruppo: Firth Of Damnation
Titolo:  Carpe Diem
Anno: 2008
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: Candarian Demon Productions
Contatti:

Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. An Awakening Disharmony
  2. Unraveling The Mischief
  3. Day Dreams To Nightmares
  4. No Fate But What We Make
  5. Undrempt Rapture
  6. The Burning Of April
  7. Impending Demise
  8. The Art Of Day To Night
  9. Forever In The Flame 
  10. Under Death's Haven
  11. Carpe Diem
  12. Final Moments 
DURATA: 42:59
 

Secondo album per la one man band americana di Nvathron. Il black metal offerto dai Firth Of Damnation è basato su un classico old school di scuola Darkthrone a cui viene aggiunta una forte dose d'atmosfera creata dall'innesto prepotente dei sintetizzatori.

I dodici brani che compongono "Carpe Diem" sono variegati nel loro snodarsi, strana la scelta da parte del mastermind di piazzare un episodio di stile ambient ogni due che invece tendono a ricalcare il black più marcio e la cui struttura è tutt'altro che complicata, agevolando il fattore impatto e regalandoci delle chicche quali "An Awakening Disharmony" e "The Art Of Day To Night".

È una prestazione alquanto umorale, vive dello stato d'animo di chi le ha dato vita tanto che i segmenti atmosferici sembrano voler esprimere dei sentimenti precisi e ben delineati ad esempio "Day Dreams To Nightmares" è molto mistica quasi a voler creare una sorta di magia, mentre la conclusiva "Final Moments" possiede il titolo calzante a una conclusione dedita alla ricerca inesorabile dell'oblio.

La produzione mette in risalto la batteria che, pur essendo molto presente, non crea un danno effettivo alla musica, anzi la si potrebbe ritenere una scelta interessante dato che le chitarre in alcune soluzioni sembrano porgersi al suo livello fondendosi come un monolite, invece in altre gli le si muovono al di sotto lasciando che la marzialità del suo suono diventi preponderante. Lo scream grattato di Nvathron si fa sentire e non poco, imponendo un suo marchio, non sempre apprezzabile, sul pezzo in corso così, mentre alcuni dettagli, si veda la tempistica degli ingressi di batteria o più in generale i suoni utlizzati avrebbero potuto essere maggiormente curati più nel dettaglio.

In definitiva ci troviamo dinanzi non a un capolavoro, ma un disco che si lascia ascoltare senza problemi. "Carpe Diem" a qualcuno potrà piacere, a qualcuno potrà anche risultare poco utile, tuttavia il percorso musicale dei Firth Of Damnation, seppur a piccoli passi, sta assumendo una forma propria e questo glielo si deve riconoscere.

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