FLEGETHON – The Art Of Regeneration

 
Gruppo: Flegethon
Titolo:  The Art Of Regeneration
Anno: 2007
Provenienza: Russia
Etichetta: Satanarsa Records
Contatti: Sito Ufficiale
 
TRACKLIST

  1. Children [cover Robert Miles]
  2. Ameno [cover Era]
  3. Lonesome Shepherd [cover James Last]
  4. Sadness [cover Enigma]
  5. Chi Mai [cover Ennio Morricone]
  6. Funeral March [cover Chopin]
DURATA: 54:34
 

Sebbene il Doom (in ogni sua forma) sia uno dei miei pani quotidiani, non conoscevo i Flegethon. Costoro sono un duo Black/Funeral Doom russo che prende il nome, come tutti potranno facilmente immaginare, dal Flegetonte, uno dei cinque fiumi che, secondo la mitologia greca, scorrono nel regno degli Inferi. Rimasi stupito dalla consistenza della discografia di questa band, in quanto autrice di ben otto full-lenght nel lasso di tempo tra il 2001 e il 2007. "The Art Of Regeneration" è l'ultimo di questi, sebbene sia in realtà un album di cover.

Sì, avete capito bene: una rassegna di cover che spazia da Robert Miles a Ennio Morricone, da Era all'intramontabile Chopin, ovviamente riviste in chiave Funeral. Purtroppo devo dire senza molti giri di parole che l'esperimento è riuscito piuttosto male. Le reinterpretazioni qui presenti risultano inconcludenti e altamente soporifere. Il Funeral Doom non è soltanto un'ossessiva ripetizione di suoni dilatati e catacombali. Questi ultimi sono solo i mezzi che il musicista può utilizzare per veicolare sensazioni a volte desolanti, a volte opprimenti, a volte maestose. Ciò che muove la composizione deve essere comunque un flusso di sensazioni e sentimenti interiori che possono essere incanalati secondo questo tipo di metodo. In questo caso i Flegethon fanno invece uso di tali soluzioni in maniera impropria, risultando a tratti addirittura parodiali. Gli stessi giri di tastiera ripetuti fino allo sfinimento in "Children" e "Ameno", il tedioso utilizzo della batteria di "Sadness" e la quasi fastidiosa distorsione scelta in "Chi Mai" rendono purtroppo questo album la rappresentazione perfetta dell'immobilità e della noia. Alcuni spunti buoni ci sono come ad esempio il growl molto profondo, ma è davvero troppo poco per quasi un'ora di musica.

Non conosco le uscite precedenti di questo combo quindi non mi posso esprimere al riguardo, se qualcuno però volesse conoscerli gli direi sicuramente di non partire da questo disco… Anzi, di tralasciarlo completamente. Non so se l'intento dei Flegethon fosse quello di sperimentare. Potrebbe essere. Non so se fosse una mossa "commerciale". Potrebbe essere anche quello. Ciò che è sicuro è che, qualunque fosse il motivo, il risultato è stato davvero scadente.

Credo che a qualunque recensore non faccia mai (o quasi) piacere bocciare un album. Nonostante tutto è a volte inevitabile, come in questo caso. Mi sento comunque di poter dire che proverò ad ascoltare le precedenti produzioni del gruppo e invito anche voi a farlo, magari potreste ricevere delle soddisfazioni dagli altri dischi. Uno scivolone non può di certo pregiudicare un'intera carriera.

Facebook Comments