Fluisteraars - Bloem

FLUISTERAARS – Bloem

Gruppo:Fluisteraars
Titolo:Bloem
Anno:2020
Provenienza:Olanda
Etichetta:Eisenwald Tonschmiede
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TRACKLIST

  1. Tere muur
  2. Nasleep
  3. Eeuwige ram
  4. Vlek
  5. Maanruïne
DURATA:33:39

Il panorama estremo olandese, per quanto poco uniforme e privo di un vero e proprio sound caratteristico, è stato capace di regalare agli appassionati di black metal una pletora di band dalla grande personalità e che non hanno faticato a imporsi nella scena internazionale: basti pensare ai tolkieniani Cirith Gorgor, ai cangianti Carach Angren, agli enigmatici Urfaust e Turia, per finire con le dissonanze dei Dodecahedron.

Mink Koops è sicuramente uno dei personaggi chiave del sottobosco olandese: già attivo in numerose altre band (fra le quali Solar Temple, Nusquama e Iskandr), ricopre l’oneroso ruolo di mastermind e polistrumentista nei Fluisteraars (sussurratori in neerlandese) la cui formazione è completata dal versatile cantante Rob Mollema. Dopo due anni dallo split De Oord, i Nostri tornano alla carica con Bloem, un omaggio floreale alla tradizione neerlandese: il titolo stesso dell’album significa fiore e ogni pezzo si rifà a un racconto popolare in cui i fiori sono protagonisti o comunque parte importante della storia.

Direttamente dalla cittadina di Bennekom, nella vasta provincia del Gelderland in cui le aree urbane e le industrie prevaricano ormai da tempo sui mulini a vento e i tulipani raffigurati nella copertina di Bloem, Koops e Mollema tirano fuori dal cappello la loro opera più complessa e ispirata: se in Dromers e Luwte la proposta consisteva in un black metal atmosferico ispirato dai migliori Drudkh, Primordial e Agalloch, qui le sonorità si arricchiscono di numerose influenze non metal, dal post-punk al progressive rock fino al jazz più sperimentale.

Bloem, la cui durata complessiva è di appena poco più di 33 minuti e in cui i singoli brani non superano mai i sette (al contrario dei dischi precedenti, dove la durata media di ogni traccia era fra i dieci e i dodici minuti), rappresenta un nuovo corso in cui ampio spazio è concesso alle orchestrazioni, che, utilizzate in maniera molto discreta e sapiente, accentuano il pathos di alcuni momenti e completano armonicamente i riff di chitarra, senza prevaricare né sfociare nella pomposità: un esempio è “Vlek”, in cui gli archi contribuiscono al crescendo che conclude la traccia. Un utilizzo misurato e sapiente è anche quello del trombone nell’ultimo brano, “Maanruïne”, che chiude perfettamente tra cori, chitarre acustiche e batteria implacabile.

Se la strumentazione non convenzionale eccelle nel creare atmosfere e sottolineare i passaggi più emozionanti, le fondamenta di Bloem sono costruite sui riff di chitarra, ora più tradizionali (come in “Nasleep”, il cui riff iniziale ricorda quello di “Natassja In Eternal Sleep” dei Darkthrone), ora più melodici. Il lavoro delle chitarre è veramente notevole: molto spesso i riff e le melodie si intrecciano, a volte anche creando dissonanze, per poi ricongiungersi in unisoni serrati o ancora sfociando in rari ma piacevoli momenti acustici. Se Koops è un buon chitarrista, non è certamente da meno dietro le pelli, dove dà prova di uno stile variegato, passando dai blast beat a ritmi più lenti senza difficoltà alcuna. Ottima prova anche quella di Mollema, capace di passare dallo screaming a un cantato più pulito e persino di cimentarsi nei cori.

In conclusione, Bloem è un disco facile da ascoltare, per certi versi anche catchy, che colpisce sin dal primo ascolto pur essendo pieno di sfumature e dettagli, complice forse anche la durata ridotta dei pezzi. È evidente come si tratti dell’opera in cui i Fluisteraars raggiungono una vera e propria maturità artistica: le singole influenze dei due musicisti convergono nel creare uno stile unico e riconoscibile, che si distacca dalle uscite precedenti pur rappresentandone una naturale prosecuzione.

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