FOLKEARTH – Sons Of The North / Minstrels By The River

FOLKEARTH – Sons Of The North / Minstrels By The River

 
Gruppo: Folkearth
Titolo: Sons Of The North / Minstrels By The River
Anno: 2011
Provenienza: Internazionale
Etichetta: Stygian Crypt Productions
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TRACKLIST SONS OF THE NORTH:

  1. Sons Of The North
  2. Rider On The Winds
  3. Taking Arms
  4. Lord Of Serpents
  5. Wind Of Conquest
  6. Ravens On The Wing
  7. Odin Wills It
  8. Black Knights
  9. To Vinland We Sail
  10. Defying The Storm
DURATA: 44:26
   
TRACKLIST "MINSTRELS BY THE RIVER"

  1. Viking's Anthem
  2. Beasts From The Blizzard
  3. Cataphract Legion
  4. Lord Of The Spear
  5. Set Sails To Conquer!
  6. Warrior Code
  7. Freedom Or Death
  8. Folkearth
  9. Stepan Razin's Dream
DURATA: 47:20
 

La corazzata Folkearth — a dire il vero non molto solida, è un po' bucherellata e l'acqua entra eccome — continua a pubblicare album su album, tirandoli fuori con assidua convinzione. Beati loro che sono convinti, perché già in passato hanno dimostrato di aver perso parecchio dello smalto iniziale. Ricordate i primi lavori "A Nordic Poem", "By The Sword Of My Father" e "Drakkars In The Mist"? Bene, quelli rimangono tuttora irraggiungibili per i nuovi capitoli. Stavolta mi sto avventurando nel tentativo di unire in un'unica recensione le ultime due uscite del gruppo internazionale, rilasciate sempre sotto Stygian Crypt Productions: parlo di "Sons Of The North" e del secondo capitolo totalmente acustico "Minstrels By The River", che ripete l'esperienza vissuta con il piacevole "Songs Of Yore" del 2008.

I Folkearth hanno passione, grinta, sono dediti al 100% all'arte e alla musica che amano, ma la produzione con così tanta foga e istinto porta all'orecchio per l'ennesima volta un lavoro che non ti cambierà mai la vita e continua a confermare quella fase di staticità compositiva ormai ben chiara e che limita il potenziale in dote alla band. "Sons Of The North" non fa alcuna eccezione, è un compitino da sei politico.

Sarà che di problemi me ne faccio ben pochi, sarà che li ascolto spesso e volentieri come semplice sottofondo e che non sono un fan sfegatato di tali sonorità, fatto sta che pezzi come "Sons Of The North", "Rider On The Winds", "Raven On The Wings" e "Black Nights" si fanno apprezzare. Nulla di nuovo all'orizzonte, però vuoi per gli aspetti danzerecci o la leggerezza della proposta riesco a farmi una tirata tutta di un fiato e via…

Altro giro e altra storia con "Minstrels By The River" in cui viene ritentato l'esperimento al tempo discretamente riuscito con "Songs Of Yore". La formazione attinge dagli ultimi capitoli discografici ("Fatherland", "Rulers Of The Sea" e "Viking's Anthem"), spogliando otto brani della loro parte metal e avvalendosi esclusivamente di strumenti acustici. Sembra quasi vogliano inizialmente farsi perdonare del passo falso fatto proprio nell'ultimo dei lavori citati.

Le due canzoni poste in apertura evidenziano che in questa veste i Folkearth sanno essere emotivamente più coinvolgenti e interessanti: "Viking's Anthem" spogliata delle voci e resa totalmente strumentale acquisisce una natura più consona e ancestrale, divenendo intrigante; la successiva "Beasts From The Blizzard" era invece l'unica che mostrava una Anaïs Chevallier presente per motivi reali e non come viandante di passaggio per sbaglio. La traccia che segue appartiene a "Fatherland", l'album spartiacque e terza produzione di un 2008 sin troppo intenso, rilasciato subito dopo la prima prova acustica, presentava un completo allontanamento dagli sparuti strascichi di suono estremo presenti nei dischi d'inizio carriera per puntare sul folk, poi stranamente penalizzato successivamente da scelte discutibili ed equilibri mal rispettati. "Cataphract Legion" era uno dei pezzi migliori di quel lavoro, così come lo è anche in questo "Minstrels By The River".

Episodi invece discutibili come "Lord Of The Spear", "Set Sail To Conquer!" e "Folkearth" finalmente pare abbiano qualcosa da dire: non più meri riempitivi, non sono divenuti eccelsi capolavori ma quantomeno genuine e gradevoli canzoni; nella stesura delle recensioni riguardanti "Viking's Anthem" e "Rulers Of The Sea" non le tirai neanche in ballo per la loro poca rilevanza all'interno delle relative scalette d'appartenenza. Il lavoro si chiude infine con l'omaggio a un classico della tradizione russa di Alexandra Zheleznova-Armfelt intitolato "Stepan Razin's Dream".

Se c'è da elogiare qualcuno, è ancora una volta Kris Verwimp a prendersi i complimenti: le sue creazioni artistiche hanno reso ogni singolo atto della saga Folkearth artisticamente bello da guardare. Lo so, non sarà fondamentale perché è il contenuto musicale che in primis deve riscuotere il nostro interesse, ciò nonostante è innegabile che anche l'occhio voglia la sua parte e con lui viene accontentato ampiamente.

L'ho già detto in passato e lo ripeto: ragazzi prendetevi una pausa, sarete anche iperattivi ma non si può dare in pasto agli ascoltatori continuamente album al limite del difendibile. Dovesse venirvi voglia di acquistare qualcosa a prezzo stracciato e vi capitasse uno dei due albun sott'occhio, puntate "Minstrels By The River" e speriamo che per il prossimo parto passi almeno un triennio, ma la vedo dura, la vedo dura!

 

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