FOLKODIA – Battlecry

 
Gruppo: Folkodia
Titolo: Battlecry
Anno: 2010
Provenienza: Internazionale
Etichetta: Stygian Crypt Productions
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TRACKLIST

  1. Eagle's Blood
  2. Battlecry
  3. Blood-Red Axes
  4. The Celestial Giants
  5. Hunter In The Wild
  6. The Celestial Host
  7. The Oath Of Runes
  8. Invoking The Sidhe
  9. Pale Prince On A Moonlit Shore
  10. The Hour Of Wrath
  11. Sword In Hand
DURATA: 49:08
 

I Folkodia sono un progetto internazionale folk-viking nato per derivazione diretta da un'altra realtà similare: i Folkearth. Anche in questo caso ci troviamo dinanzi a una formazione decisamente allargata, sono ben dodici infatti i componenti che danno vita alla musica e tutti provenienti da gruppi più o meno conosciuti fra i quali — citandone solo alcuni — ci sono: Ravenclaw (i lituani), Nocternity, Voluspaa, Excelsis, Black Knight Symfonia, Swordbearer.

Giunti al terzo capitolo con questo "Battlecry", continuano a sfornare album a velocità sostenuta, mantenendo i ritmi anche della band madre. Purtroppo come spesso avviene però la fretta non coincide con l'eccelsa qualità, anche se è stato fatto un passo nettamente in avanti rispetto al precedente "In A Time Of Legends". Premettendo che l'album non regala innovazioni ma è quanto di più classico sia stato sviscerato negli ultimi anni per ciò riguarda melodie folk e innesti di strumentazione non prettamente metallica come il violino, mandolino, liuto e chi più ne ha ne metta, c'è da evidenziare che in queste nuove tracce la forma canzone risulta anche più compatta e godibile rispetto al recente passato.

Se gli episodi fieri e inneggianti all'emotività vichinga fanno il proprio sporco lavoro (si vedano "Battlecry", "Blood Red Axes" e la conclusiva "Sword In Hand"), è con le canzoni acustiche che i Folkodia tirano fuori le prestazioni più convincenti e intriganti. Sono infatti episodi come "The Celestial Giants" e "The Oath Of Runes" a dare una mano notevole alla fruibilità del disco, che fra alti e bassi regala una cinquantina di minuti sopra la sufficienza ma lontani ancora dal potersi definire imprescindibili per gli amanti del genere. Peccato perché "Hunter In The Wild" e "Invoking The Sidhe" — che in parte ricorda gli In Extremo — non dispiacciono, tuttavia non hanno quel quid in più che le faccia andare oltre un già sentito, seppur siano gradevoli.

Tante menti che lavorano allo stesso lavoro non sono semplici da gestire e la forma com'è facilmente intuibile ne risente, stesso punto che li accomuna nuovamente con il progetto da cui traggono i natali. Quando c'è una stabilità compositiva si viene a creare quella canzone che fa davvero la differenza, ma il più delle volte si percepisce ancora una non completa coesione d'intento che li limita.

I Folkodia stanno maturando seppur a piccoli e stentati passi, c'è però bisogno di riflettere e allentare i ritmi di produzione, evitando la catena di montaggio che porta solo a far danni. Consiglio pertanto "Battlecry" agli sfegatati sostenitori dello stile, in esso risiede ciò che può tranquillamente essere apprezzato da chi con costanza e fedeltà segue il filone; chi cercasse musica più distintivamente personale potrà regalargli un paio d'ascolti per poi rivolgere lo sguardo in altra direzione.

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