FOR MANY REASONS – Make Your Own

 
Gruppo: For Many Reasons
Titolo: Make Your Own
Anno: 2013
Provenienza: Francia
Etichetta: Great Dane Records
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TRACKLIST

  1. Hell
  2. Way
  3. Hole
  4. Sky
  5. Colors
  6. Truth
  7. Silence
  8. Funeral
DURATA: 45:17
 

Seconda prova per i For Many Reasons, la prima sotto Great Dane Records: la band di Lione viaggia su binari molto ibridi e strutturati, partendo da una matrice death metal, ma percorrendo molte e diverse strade complementari, per consegnare "Make Your Own", lavoro dalle molteplici sfaccettature e difficilmente inquadrabile.

Come detto, certamente la formazione prende le mosse dal death metal, tuttavia qualificarla tale sarebbe riduttivo, oltre che ingiusto; se proprio un paragone va fatto, il quartetto francese si avvicina in più di un'occasione ai nostrani Disarmonia Mundi degli esordi (prima che sparissero le chitarre, per intenderci), però mette del proprio per costruirsi un sound personale. Il titolo stesso è quasi una dichiarazione di intenti, un modo per dire "noi la musica la suoniamo alla nostra maniera". Il brano d'apertura "Hell", ad esempio, è un mid-tempo pulito e compatto, dalle leggerissime spruzzate prog: cambi di tempo e arzigogolature varie (soprattutto di batteria) su di un riffing piuttosto corposo e tappeti di tastiera vagamente sinfonici, il tutto compresso in una canonica forma-canzone di cinque minuti. "Hole", d'altro canto, è un'escursione in territori più vicini al doom, e il pezzo si colora di sfumature à la Novembers Doom e Isole, con trame di tastiera e chitarra complementari le une alle altre e un approccio generale più "epico". Non manca poi l'intermezzo, "Sky", meno di tre minuti di chitarra acustica e campionature su cui pian piano compare un cantato pulito al limite del recitato. Si riparte dunque in quarta: "Colors" si apre con un riffing che sembra creato apposta per trascinare il pubblico sotto il palco e si dipana su un muro di chitarre lungo diversi minuti.

Il gusto generale dei For Many Reasons, insomma, è più che buono, soffre solo di una certa stanchezza durante le lunghe strofe; i brani sono mediamente lunghi per un death melodico e vagamente epico (tolto il suddetto intermezzo, si parla di quasi tre quarti d'ora per sette canzoni) e alla lunga perdono un po' di mordente. La band è però brava a rimescolare le carte in tavola e quando un brano sembra lì lì per venire a noia, ecco la sorpresa: un cantato pulito dal sapore teatrale ("Truth", che — oltre a rimandare vagamente ai Dark Lunacy — denota anche la grande versatilità timbrica del cantante e chitarrista David Boutarin), un blast beat con screaming al seguito ("Hole") o una lunga coda conclusiva con tanto di apparizioni femminili dietro al microfono ("Funeral"). I suoni molto puliti, poi, sono una marcia in più per una proposta del genere, e la mano fatata dell'onnipresente Dan Swanö all'interno dei suoi Unisound si sente parecchio.

Buone idee e talento in abbondanza in questa seconda prova, per il salto di qualità bisognerà limare qualche eccesso e rendere le strutture un po' più essenziali, ma la strada è quella giusta.

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