FORDOMTH – I.N.D.N.S.L.E.

Gruppo:Fordomth
Titolo:I.N.D.N.S.L.E.
Anno:2018
Provenienza:Italia
Etichetta:Endless Winter
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TRACKLIST

  1. Chapter I – Intro
  2. Chapter II – Abyss of Hell
  3. Chapter III – Eternal Damnation
  4. Chapter IV – Interlude
  5. Chapter V – I.N.D.N.S.L.E.
DURATA:56:01

In Nomine Dei Nostri Satanas Luciferi Excelsi. Un costrutto già utilizzato da Nordvargr e la sua combriccola in tempi non sospetti, mutuato dai testi laveyani che a loro volta pescavano dalle messe sataniche europee risalenti addirittura agli anni ‘30. A un certo punto LaVey ha scazzato un caso latino (in origine, e per correttezza grammaticale, il titolo sarebbe dovuto essere Satanae, in genitivo), ma chiudiamo un occhio, ciò che conta è la chiara presa di posizione: Nel nome di nostro signore Satana il grande portatore di luce. L’ho presa alla lontana per dire che i Fordomth — una storpiatura dal norvegese fordømt (condannato) — arrivano da Catania e sembrano avere ben chiari i propri riferimenti culturali: Thergothon ed Evoken per quanto riguarda la forma, Satana per quanto riguarda i contenuti. Con buona pace dei valori della cristianità, della patria terra e della famiglia tradizionale, che tanto sembrano tornare di moda.

La genesi di I.N.D.N.S.L.E. è molto travagliata, nel senso che l’album è stato registrato nel 2015 ma è venuto alla luce solamente sul finire del 2018, quando ben quattro dei sei membri che erano entrati in studio avevano già lasciato il gruppo, oggi diventato un quartetto. I tre anni sul groppone tuttavia non hanno scalfito minimamente il fascino dell’opera, che suona assolutamente giusta in ogni suo aspetto: un concept sulla dannazione (nomen omen) che segue la figura di Lucifero, dalla sua cacciata dal Paradiso fino al consolidamento del suo potere come signore dell’Inferno. Il tutto raccontato attraverso cinque capitoli che definire canzoni è abbastanza azzardato, poiché si va dai due minuti e spicci dell’introduzione ai quasi venticinque del brano centrale, “Eternal Damnation”. Il funeral doom dei Fordomth, oltre a essere pesantissimo e assai sofferto, è anche reso estremamente personale dalla sovrapposizione e alternanza di scream e voci pulite, insieme a una notevole varietà compositiva. Riffoni e downtempo ne sono l’ossatura, ma per lunghi momenti I.N.D.N.S.L.E. vive di piccoli arpeggi, di dettagli ripetuti allo sfinimento e di variazioni sul tema: su tutte le aggiunte di pianoforte e di violino nel lungo interludio del quarto capitolo, così che tra capo e collo gli Ahab diventano un po’ Nortt. Il miglior risultato ottenuto dalla formazione catanese è che tutto questo avviene sempre con un’enorme naturalezza, senza cesure nette tra un elemento e l’altro, con grande fluidità.

Dopo Satori Junk e Premarone, Endless Winter torna a promuovere del materiale italiano, e lo fa con grande cognizione di causa. Il debutto dei Fordomth è un lavoro di genere che non potrà che colpire positivamente tutti gli appassionati del circoscritto eppure vivacissimo micromondo funeral.

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