FORESTFATHER – Hereafter

 
Gruppo: Forestfather
Titolo:  Hereafter
Anno: 2013
Provenienza: Cile / USA
Etichetta: Contaminated Tones Productions
Contatti: FacebookBandcamp
 
TRACKLIST

  1. Inner Ascension / Those Years Passed
  2. The Emerald Key
  3. Ethereal
  4. All Tears To Come
  5. The Days Ever-Done
DURATA: 37:06
 

Dietro al nome Forestfather c'è prima di tutto una storia particolare: Kveldulf Bjalfason per ben quattordici anni ha portato avanti il progetto sotto forma di one-man band in Cile, senza mai rilasciare alcunché. Un bel giorno, corrente l'anno 2012, tramite il forum del sito Metal-Archives, ha trovato il batterista a stelle e strisce Jared Moran (in realtà multistrumentista già in innumerevoli progetti d'oltreoceano) e il giovane cantante Michael Rumple (già mente dietro i Desiderium). Quanto la statunitense Contaminated Tones ci propone, quindi, oltre a segnare il traguardo del primo cd per la piccola etichetta, è un lavoro nato da persone conosciutesi sul web e mai incontratesi in sala prove.

Nei suoi contenuti il trio crea un ibrido tra il depressive black metal classico e l'abusato "blackgaze" di matrice Alcest-iana, con l'alternanza di voce pulita e scream, riff tendenzialmente smussati e una gran quantità di effettistica "post-". "Hereafter" ha degli innegabili spunti d'interesse, su tutti il riffing di Bjalfason, in grado di avvicendare momenti più posati alle classiche sfuriate, ma anche di proporre soluzioni che hanno ben poco a che spartire col suono estremo e strizzano invece l'occhio al rock di facile assimilazione. D'altro canto questo debutto soffre in maniera abbastanza chiara della disomogeneità della band: la sensazione che i diversi membri vadano un po' per conto loro è sempre dietro l'angolo, specialmente nei frangenti meno estremi, dove la mancanza di furia mette in luce la poca coesione. Rumple, alle prese con un discreto scream e un pulito non incisivo (per non dire brutto sulle note più alte), poco si amalgama agli strumenti, che spesso non seguono l'andamento dei suoi vocalizzi; Moran, da parte sua, si prende lunghe assenze per poi inserirsi in medias res e mantenere la stessa andatura per momenti interminabili ("All Tears To Come"), mentre le escursioni di Bjalfason in territori acustici sono sempre slegate dal resto della strumentazione, quasi in preda a un'irrisolubile incompatibilità tra le due anime del gruppo, estrema e sognante.

Allo stato attuale il lavoro è interlocutorio, reca un'aria nebulosa e un senso di incompletezza. Considerata la genesi di quest'opera prima, è chiaro come sia necessario un po' più di tempo per conoscersi a fondo, riuscire ad assorbire gli uni le anime artistiche degli altri e infine rimettersi a scrivere.

Facebook Comments