FORET D’ORIENT – Venetia

 
Gruppo: Foret D'Orient
Titolo: Venetia
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Sacrum Militare Oratorium
  2. A Reitia
  3. Dal Mare Alla Terra – Adhuc Viventi
  4. Lepanto
  5. Sogno De Vis
  6. Dominio Da Mar
  7. Adagio In Sol Minore
DURATA: 33:09
 

La città di Venezia è un patrimonio culturale che il mondo invidia all'Italia, per le sue peculiarità urbanistiche e artistiche. I Foret D'Orient vogliono contribuire a elogiare e far conoscere la propria patria anche nell'universo del metal: all'interno del loro primo album "Venetia", seguito dell'ep "Essedvm", il quartetto veneto infatti narra fiero alcuni episodi di resistenza «contro l'odio e la furia napoleoniche, l'oppressione austriaca e l'abietto tentativo della nazione italiana di distruggere il popolo veneto attraverso il meccanismo romano della "damnatio memoriae".», sulle note di un black metal melodico-sinfonico magnificamente arrangiato e interpretato. Si tratta in tutto e per tutto di un portentoso esempio di opera artistica integrata in tutte le sue parti, che si valorizzano a vicenda: dal fondamentale ambito musicale a quello iconografico, passando per i testi e la ricerca storico-culturale.

Dal punto di vista musicale, abbiamo a che fare con un metal estremo che possiede le proprie basi nel black metal (ricordo le esperienze precedenti di alcuni membri nei Fourth Monarchy e nei Dolcinian), fortemente melodico, epico, intenso, equilibrato, sinfonico senza essere bombastico. La ritmica dell'introduzione "Sacrum Militare Oratorium", impostata su di una marcia, fa intendere che il tema bellico e l'eroismo saranno il filo conduttore del pathos sin dal principio. "A Reitia" poi offre immediatamente all'ascoltatore un affresco variopinto di note e sensazioni, apparentemente contrastanti, che si incontrano: la tavolozza dei Foret D'Orient comprende lo scream di Roberto Catto perfettamente fluido nelle sue metriche, intellegibile ma graffiante; il basso sferzante di Marco Barolo; le ariose orchestrazioni ideate da Antarktica (il compositore e pianista Simone Giorgini); le pregevoli e versatili trame chitarristiche con annessi assoli di Marino De Angeli (anche co-produttore) e quelle leggiadre dell'arpa di Sonia Dainese; la batteria quadrata di Emiliano Rigon. "Dal Mare Alla Terra – Adhuc Viventi" e "Lepanto" mostrano invece bagliori accecanti di potenza drammatica e tensione emozionale, esaltati all'ennesima potenza dalla lettura congiunta dei testi e nel secondo caso dagli inserimenti della voce pulita che pare fare il verso a Fearbringer… anzi no, l'autore è proprio l'artista parmense! La scaletta è infine chiusa dall'ennesimo tributo al talento veneziano, con il ri-arrangiamento di una composizione di epoca barocca del violinista Tomaso Albinoni ("Adagio In Sol Minore"), dall'atmosfera agrodolce.

Sul versante lirico, come nella migliore tradizione dell'epos omerico, l'incipit è una invocazione alla musa ispiratrice, in questo caso Reitia, antica divinità veneta dalle caratteristiche simili ad Artemide-Diana. "Dal Mare Alla Terra" dal canto suo narra di Francesco Morosini, quattro volte «capitano generale da mar» nonché doge e protagonista delle ultime imprese espansionistiche della repubblica marinara, con la guerra di Morea in Dalmazia e Grecia. "Lepanto" racconta della celebre battaglia fra le Lega Santa e l'Impero Ottomano, in seguito all'assedio e al massacro turco contro la città di Famagosta (sull'isola di Cipro), entrata nel novero delle imprese europee contro l'espansionismo arabo al pari di Poitiers e Vienna. "Sogno De Vis" richiama un episodio del quale ero colpevolmente all'oscuro, vale a dire la battaglia di Lissa (nome italiano dell'isola croata) nel corso della Terza Guerra di Indipendenza Italiana: la Österreichische Kriegsmarine austriaca, guidata dall'ammiraglio Wilhelm von Tegetthoff, disponeva di un equipaggio di cultura veneta (veneti, istriani, dalmati) che parlava veneto e annientò la controparte nonostante il gap tecnologico, rivendicando la propria indipendenza dalle mire unitarie dei Savoia.

Il libretto è impostato su tonalità scure, dal momento che "Venetia" tratta della gloria conseguita attraverso lo spargimento di sangue, e offre al suo interno numerosi scorci notturni evocativi di Venezia, mentre il Leone, simbolo della città, domina la copertina del digipak.

I Foret D'Orient si sono rivelati una grandissima band, non solo per le capacità artistiche e la cura di ogni dettaglio tecnico, ma anche per la scelta vincente dei preziosi collaboratori (ricordo che la formazione ufficiale comprende i soli Rigon, Dainese, Catto e Barolo) e la capacità di sintesi che ha fatto convogliare una infinità di spunti in appena trentatré minuti e sette canzoni. Di conseguenza giunti al termine di "Venetia" vi resterà la voglia di ripartire immediatamente.

Il mio album dell'anno proviene dalla Serenissima Repubblica di Venezia ed è pure autoprodotto!

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