FORGOTTEN HORROR – Aeon Of The Shadow Goddess

 
Gruppo: Forgotten Horror
Titolo: Aeon Of The Shadow Goddess
Anno: 2015
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Woodcut Records
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TRACKLIST

  1. The Adept
  2. Behold A Shadow Goddess
  3. …Of Man's First Rebellion
  4. Lilithian
  5. In Ravenous Darkness (The Shores Of Mictlan)
  6. Queen Of An Ivory Moon
  7. Babalon Emissaries
  8. Her Crescent Horns
  9. The Ghost Of Time
DURATA: 45:35
 

I Forgotten Horror tornano a far parlar di sé: a quattro anni dalla pubblicazione del primo album "The Serpent Creation", il progetto guidato da Tuomas Karhunen ci consegna il secondo atto discografico "Aeon Of The Shadow Goddess" in questo 2015. Se per molti versi esso segue la via tracciata dal debutto, per altri evidenzia una visione sonora maggiormente multiforme e una dimensione concettuale sin troppo labirintica, elementi da croce e delizia.

La matrice del suono è nuovamente incentrata su un incrocio di soluzioni stilisticamente riconducibili al panorama svedese di gente come Dissection, Lord Belial e Necrophobic e a quello olandese dei God Dethroned, attingendo stavolta anche dal versante connazionale di artisti quali i Noumena nei frangenti più morbidi. Inoltre è presente un'aura esoterica mediorientale che impreziosisce e rende elegante il trascorrere dei minuti. Il disco sprigiona violenza e melodia, spesso alquanto orecchiabile, alla quale è stata data maggior attenzione nello sviluppo, fornita di un ulteriore supporto di stampo gotico che assume connotati più densi e vistosi nel momento in cui i vari ingressi di voce femminile (Marian Hermansson, Jodi Cachia e Jess; quest'ultima dovrebbe essere la cantante dei Jess And The Ancient Ones) vanno a rifinirne e cesellare i tratti.

Strumentalmente l'unica pecca della prestazione è quella di risultare in un paio di occasioni discontinua e forse sin troppo citazionista, penso a esempio a una canzone come "…Of Man's First Rebellion" con la quale le somiglianze verso brani ben più noti e datati vi giungeranno all'orecchio in svariate circostanze. Al tempo stesso però riesce a riguadagnare i punti persi, attraendo e seducendo con episodi pregiati quali sono l'iniziatico "The Adept", "Lilithian", "In Ravenous Darkness (The Shores Of Mictlan") e "Her Crescent Horns".

Le difficoltà giungono invece nell'attimo in cui ci si accinge ad affondare concettualmente in "Aeon Of The Shadow Goddess", usufruendo della lettura dei testi, poiché l'inglese manieristico, l'incessante turbinio di divinità e fonti letterarie (probabilmente nel tentativo di garantire un tono mistico-intellettuale) e la discontinuità narrativa (alle volte sembra quasi si salti letteralmente di palo in frasca) rendono pesante e decisamente poco fluido il rapporto costruito fra musica e parola: peccato. «La devozione riversata verso la Regina delle Anime, la bella Figlia del Crepuscolo», così dice Karhunen, quella Lilith più e più volte decantata e raffigurata si appesantisce con esagerate escursioni al di fuori di ciò che la riguarda, facendole perdere quella centralità oggettiva sulla quale l'album avrebbe dovuto essere fondato. Del resto Lilith è creatura dal grande fascino e nel corso degli anni gli omaggi nei suoi confronti si sono sprecati, pensate ai Cradle Of Filth di "Darkly, Darkly, Venus Aversa", alle forme conferite da Go Nagai alla rivale storica di Devilman (l'arpia Silen), al "Faust" di Goethe" o alla serie televisiva "Supernatural".

Polemica: so che per molti, per fortuna non tutti, i testi contano quanto il due di coppe quando la briscola è a spade, resta il fatto che per apprezzare lavori simili reputo sia praticamente impossibile non entrarvi in contatto. Di conseguenza nel caso in cui si voglia spassionatamente demolire "Aeon Of The Shadow Goddess" senza praticamente parlare di ciò che è o contiene, come ho avuto la sfortuna di leggere girando per la rete, allora nel bene o nel male andrebbe evitato a priori.

Il mio bicchiere è mezzo pieno, pur con qualche difetto i Forgotten Horror hanno superato l'esame e in tutta onestà proseguirò nei prossimi giorni e mesi ad ascoltarli, per accertarmi che il giudizio sin qui espresso sia stato corretto e magari possa divenire ulteriormente positivo (oppure potrei invece perdere parte dell'entusiasmo esposto); per avere una visione non definitiva ma più chiara non vi è altro modo che averli nel lettore. La sessione di ascolti prosegue.

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