Forgotten Tomb - Under Saturn Retrogade

FORGOTTEN TOMB – Under Saturn Retrograde

Gruppo:Forgotten Tomb
Titolo:Under Saturn Retrogade
Anno:2011
Provenienza:Italia
Etichetta:Agonia Records
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TRACKLIST

  1. Reject Existence
  2. Shutter
  3. Downlift
  4. I Wanna Be Your Dog
  5. Joyless
  6. Under Saturn Retrograde Part I
  7. Under Saturn Retrograde Part II
  8. You Can’t Kill Who’s Already Dead
  9. Spectres Over Venice
DURATA:50:45

Pieno di diverse influenze, il quinto disco dei Forgotten Tomb, ancor più del precedente e ormai lontano Negative Megalomania. L’approccio non è variato molto da quando li abbiamo lasciati nel 2007, abbiamo sempre quell’ibrido indefinibile di depressive black degli esordi, doom alla Katatonia, post-punk di derivazione Joy Division, chitarre smussate secondo il trend che trova in Alcest la sua più celebre affermazione.

L’incipit ci riporta bruscamente ai Katatonia anni ’90, con una vicinanza a Discouraged Ones che più palese non si può, ovviamente con la pur personale interpretazione del gruppo nostrano. Si continua poi con inserti di cantato pulito qui e là, come già disposto da Negative Megalomania, con bordoni di sei corde che davvero sembrano usciti dalle sessioni di Écailles De Lune di un Alcest meno raffinato e più palustre. Purtroppo il disco, pur nella sua indubbia varietà, risulta poco incisivo se considerato nel suo complesso, causa un lavoro compositivo incapace di lasciare il segno, con tracce che si susseguono senza imprimere alcunché nell’ascoltatore, in una commistione di spunti che pare non trovare la propria giusta misura espressiva.

Complice di questa mancanza di carisma nel disco è sicuramente la produzione, decisamente troppo incentrata sulle distorsioni di chitarra, a discapito delle linee vocali — che risultano molto basse e confuse — e della batteria, che viene così smussata come non mai. Di certo non aiuta neanche la lunghezza: cinquanta minuti abbondanti di depressive (non più) black metal possono rivelarsi interminabili se incapaci di catalizzare l’attenzione dell’ascoltatore con le giuste corde.

La sensazione è quella di un disco quasi misurato, di mestiere, con idee che spuntano ogni tanto, ma sono ancora relegate al sottobosco; unico caso azzeccato è “Joyless”, che a metà disco cambia fortemente i toni (da segnalare un’impostazione vocale iniziale assolutamente identica a quella di Frode Forsmo dei Funeral dell’epoca From These Wounds) e lascia intravedere margini di creatività. Purtroppo si tratta di un caso isolato, poiché dalla traccia che porta il titolo del disco si torna sui soliti binari ibridi e blandi dei Forgotten Tomb degli ultimi tempi. Dopo quattro anni, con Springtime Depression sempre più distante nel tempo, nel piglio e nei suoni, era lecito aspettarsi qualcosa di più.

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