FOUL STENCH – Eternal Rot

FOUL STENCH – Eternal Rot

Informazioni
Gruppo: Foul Stench
Anno: 2010
Etichetta: Sevared Records/Butchered Records
Contatti: www.myspace.com/foulstench
Autore: Mourning

Tracklist
1. Violation
2. Consumed
3. The Drip
4. Frozen
5. Fukd
6. Fist Of Shit
7. Flood Of Blood
8. Sores
9. Sick
10. Taste Of Fate
11. Noose
12. Eternal Rot
13. Packin’ Puss

DURATA: 41:40

FOUL STENCH - Eternal Rot In un periodo dove le release old school di act nati ai giorni nostri inondano il mercato, è per me un piacere avere fra le mani il primo disco di una realtà che seppur nata nel lontano 1990 è arrivata solo adesso a dar vita al debutto.
I Foul Stench dopo un breve vissuto nei Novanta e aver ripreso le attività nel 2005 hanno donato alle stampe “Eternal Rot” che già dal titolo abbastanza esplicito può far intendere quale sia la direzione sonora re-intrapresa dal quartetto proveniente dall’Ohio.
King Stench (chitarra e voce), Innards (chitarra), Rotten Limb (basso) e Stool Sample (batteria) sono i protagonisti di una prova che suona e si esprime come se il tempo si fosse fermato, come se le lancette stessero ancora aspettando di passare al nuovo millennio senza riuscirci.
Un disco dal sound old che al contrario dei tanti cloni di Incantation e altre storiche band che hanno segnato nei due versanti la matrice death non vuole forzatamente ripercorrerne le orme.
Sì, perché nella sfera musicale che da vita a “Eternal Rot” troverete sia la primordialità del genere per com’è nato, sia formazioni come Celtic Frost e Minor Threat che incontrano Obituary (personalmente ho riscontrato più volte la presenza dei Malevolent Creation, il che mi è cosa particolarmente gradita) e Napalm Death, uno scontro fra colossi che ha dato come frutto tredici canzoni impregnate dal sudore e dallo spirito marcio degli albori, ne vien fuori un sincero groviglio che oltre al death presenta forti connotazioni grind, hardcore e thrashy delle decadi Ottanta/Novanta (prima metà).
Qui non si discute su quanto siano memorabili o meno i pezzi ma di come essi grondino di vissuto non attenendosi a regole di mercato che ricalcano lo svedese o puntano con aggiunte di altre variabili a una possibile esaltazione in ambito commerciale, tredici badilate devote a un unico comandamento: l’headbanging sfrenato.
L’opener “Violation” offre una bella presentazione di come violenza non voglia per forza dire tenere costantemente i ritmi sparati ma possa essere espressa dando vita a un brano con una dinamica semplice ma d’impatto, con “The Drip” durata minima, folle corsa e un King Stench con la voce affilata come una lama pronta a squarciarvi lo stomaco che vi attende al varco al contrario di una possente “Frozen” dove vengono fuori richiami sia alla band dei Tardy che a Chris Reifert e soci, un monolite scuro e profondo.
Si è solo alle prime tracce ma di roba di cui poter godere ce n’è tanta, si va quindi avanti fra qualche alto e basso ma senza veri e propri filler, “Fist Of Shit” e “SicK” si prestano all’ascolto, la prima con una dose di Napalm al suo interno, la seconda con il macinare che la contraddistingue ma è in mezzo che sta il bello.
“Sores” infatti scatenatamente animata da moshpit è quella che lascia il ricordo migliore conducendoci alla conclusione del platter dove la titletrack allenta nuovamente la presa puntando sul marciume spudorato e una “Packin’ Puss” posta a chiusura dei giochi che con la sua follia e un testo delirante:

“Pack That Pussy, Make That Pussy Fucking Bigger
Packa Packa Packa Packa Packa Packa Packa
Pack That Hole”

ci da l’ultimo occasione di sbatacchiare la testa, magari nell’attesa di rimandarlo on air dall’inizio.
La produzione dell’album è abbastanza nitida da fornire una resa strumentale adatta pur mantenendo quell’alone di vecchio che ancora i Foul Stench piacevolmente ai fasti dello stile pur non raggiungendoli.
“Eternal Rot” è un platter dedicato a chi è cresciuto nei Novanta e vive di quelli, a chi avvicinandosi al death metal ne apprezza maggiormente la direzione old, indi deathcorer dell’ultima ora, amanti dell’ipertecnica e delle release che rimbalzano quando le si lancia contro il muro a causa dell’elevata gommosità riscontrabile all’interno dei pezzi possono sicuramente farne a meno.

Facebook Comments