FRACTURE – Simple Chaos

Informazioni
Gruppo: Fracture
Anno: 2010
Etichetta: Nightmare Records
Contatti: www.myspace.com/fracturemuzik
Autore: Mourning

Tracklist
1. Unidentified
2. Frame Of Mind
3. Rearranged
4. The Grand Illusion
5. Simple Chaos
6. Without End
7. The Killing Kind
8. A Common Thread
9. The Wish

DURATA: 47:58

FRACTURE - Simple Chaos I Fracture sono un combo australiano dedito al prog metal, attivi dal 2007, è di quest’anno il loro album di debutto “Simple Chaos” uscito per la Nightmare Records sempre pronta a supportare le realtà devote a generi che si muovono sull’onda del classic e orizzonti confinanti.
Quello che dopo un paio di ascolti di questo disco mi è parso sempre più palese è che il quartetto formato da David Bellion (voce), Tony Markou e Joe Kostof (chitarre) e Mark De Giorgio (batteria) non sia per fortuna l’ennesima copia conforme di Dream Theater e Symphony X da cui ormai attinge chiunque, per quanto siano presenti in piccole dosi entrambi gli act.
Sono però i Fates Warning il riferimento più netto e vivo all’interno del sound, specialmente il periodo che va da “Inside Out” a “Disconnected” (1994-2000) sembra essere un richiamo costante anche vocalmente in quanto Dave in molti casi approccia i pezzi in modalità spiccatamente Ray Alder oriented.
Se da un lato quindi si paga una derivazione abbastanza evidente e che fa zoppicare il fattore personalità, dall’altro si notano una discreta volontà e ricerca nel costruire dei brani che abbiano sia caratteristiche adeguate per mantenersi all’interno degli standard del genere, sia per convivere con alcune soluzioni di tipo catchy che ne aumentino la fruibilità.
E’ però davvero tanta la carne al fuoco che non sembra uscire dal loro pensiero, ci sono le parti in cui rallentano prendendo respiro diluendo quindi la proposta con tanto d’inserti acustici che, ripassandosi mentalmente frangenti di quello che ritengo uno dei dischi più belli dei Fates, “A Pleasant Shade Of Gray”, potrebbero esser state estrapolate da quel tipo di percorso artistico intrapreso dagli statunitensi quasi tre lustri fa.
Non mancano le canzoni interessanti, “Rearranged”, “The Killing Kind” e “The Grand Illusion” come gran parte del platter del resto sono più che gradevoli ma a lungo andare, pur rimarcando il fatto che esecutivamente non ci siano pecche sostanziali che li gambizzino, ciò non evita che dopo un paio d’ascolti il risultato diventi scontato perché il “già sentito” viene a galla con sin troppa prepotenza.
Siamo dinanzi solo al primo passo dei Fracture, le basi e la conoscenza del genere devono però essere incanalate nella costruzione di una propria via ripartendo dal discreto lavoro sin qui svolto, trovata la chiave di volta per una minima ma significativa evoluzione, date le qualità dimostrate ci si potrebbe attendere da loro di sicuro un buon platter quindi mi sento di consigliare un giro di “Simple Chaos” esclusivamente a chi ha una ossessione compulsiva per le sonorità prog ma senza attendersi chissà quale scoperta o capolavoro, c’è ancora tanta strada da fare.

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