FRAILTY – Melpomene

 
Gruppo: Frailty
Titolo:  Melpomene
Anno: 2012
Provenienza:  Lettonia
Etichetta: Arx Productions
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TRACKLIST

  1. Wendigo
  2. Cold Sky
  3. Desolate Moors
  4. Underwater
  5. Onegin's Death
  6. The Doomed Halls Of Damnation
  7. Eternal Emerald
  8. Thundering Heights
  9. The Cemetery Of Colossus
DURATA: 01:16:40

Secondo disco per la realtà lettone Frailty, una delle piacevoli sorprese che dal Baltico spuntò nel 2008 con il debutto "Lost Lifess Lights" allora supportata dalla Solitude Productions, oggi invece dalla Arx Productions. "Melpomene", titolo che onora la figura mitologica greca della musa della Tragedia, è il segno di una maturazione costante e decisa.

La direzione è sempre quella che si rivolge in territorio doom/death melodico e se in passato la natura primordiale di gente come Paradise Lost e My Dying Bride era più evidente, odiernamente è riscontrabile un'evoluzione che ammoderna il suono portando come riferimenti Swallow The Sun, Saturnus e Novembers Doom.

I Frailty accolgono questa massa abnorme d'influenze con sapienza, le shakerano, ne traggono il meglio esprimendolo poi attraverso una serie di brani che spiccano per forma e varietà, slanciati, prestanti, veloci come l'opener "Wendigo", ammantati di melancolia, intrisi di melodie meste e carezzevoli segnate dal passaggio del growl profondamente gutturale o da veli eterei di tastiera che collaborano con le ritmiche mastodonticamente allentate che scavano solchi e con tale descrizione la tripletta composta da "Cold Sky", "Desolate Moors" e "Underwater" entra di diritto fra gli ascolti da ripetere più e più volte per godersi il piacere di obliarsi dolcemente in loro compagnia.

Rilassati e immersi nel buio è ancor più gradevole l'acustico incedere ornato dalle linee di violino di "Origin's Death", lo scandire di quella nenia silvestre potrebbe rappresentare la quiete dopo la tempesta, gli strascichi dell'annerito doom vengono meno ma quando tutto pare prendere una piega più leggera e leggiadramente dolciastra, ecco che invece l'ingannevole porta che conduce all'inferno di "The Doomed Halls Of Damnation" viene spalancata trascinandoci giù per un sentiero che solca esternamente zone funeree. La perdizione è dietro l'angolo, bisognerà attendere e attendere sino al momento in cui le note di "Eternal Emerald", scevre della soffocante tensione esposta in precedenza, permetteranno di risollevare la testa guardando al cielo con occhi lievemente più vivi seppur ancora ricolmi di tristezza.

"Melpomene", come la musa dalla quale trae l'essenza, nutre le speranze dell'ascoltatore assecondandolo con una gamma di emozioni che di volta in volta mutano minimamente il grigio del quale sono intrise accogliendolo nella propria dimensione. La conferma, come se ce ne fosse ancora bisogno, arriva prima da "Thundering Heights", ennesimo brano di valore pregiato nel quale si registra una divagazione solistica che conquista, e successivamente dal secondo e conclusivo strumentale, "The Cemetery Of Colossus", che di colossale ha anche la durata visti i suoi oltre tredici minuti. Il finale si tinge di orientale e la soddisfazione è totale.

Ai più attenti non sarà sfuggito il fatto che ben quattro pezzi fossero già stati pubblicati nell'ep "Silence Is Everything", c'è un minimo di dislivello compositivo fra le nuove tracce e quelle riprese, tra l'altro non sempre a favore delle prime, questo fa sì che vi sia un equilibrio costante che garantisce una qualità livellata ma che si mantiene in positivo.

I Frailty sarebbero da acquistare, per chi avesse avuto già modo di entrare in possesso di "Lost Lifeless Lights" fare il bis sarà cosa gradita, per coloro i quali invece hanno impattato con questo "Melpomene", beh, se lo godano e magari facendo in modo di reperire il debutto. Sono sicuro che i lavori di questi lettoni troveranno una loro collocazione nelle collezioni degli amanti del genere, che al terzo giro ci scappi anche qualcosa di più? Glielo e me lo auguro.

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