FRANGAR – Bulloni Granate Bastoni

FRANGAR – Bulloni Granate Bastoni

Informazioni
Gruppo: Frangar
Titolo: Bulloni Granate Bastoni
Anno: 2011
Provenienza: Novara, Italia
Etichetta: Lo-Fi Creatures
Contatti: facebook.com/pages/FRANGAR-official/108372512541964
Autore: Bosj/Akh

Tracklist
1. Conquistatori Del Sole
2. Gioventù Di Ferro
3. Nero Settembre
4. Legionario
5. Rinascita
6. Alla Frontiera
7. Legionari
8. Solstizio Di Sangue
9. Trieste Chiama
10. Sol Invictus

DURATA: 47:54

FRANGAR - Bulloni Granate Bastoni Qualcuno forse ricorda un gruppo del nord Italia che, nel 2007, pubblicò un disco black metal intriso di nazionalismo nostrano, sulla scia di quella che penso si possa definire “la scena ligure”. Si chiamavano Frangar, e il disco era “Totalitarian War”. A quattro anni dall’uscita di quel lavoro e a qualcuno in più dall’epoca delle registrazioni, precedenti all’effettiva pubblicazione, dopo l’ep “Tvtto Per La Patria” (un excursus fondamentalmente black’n’roll), un nuovo logo (purtroppo non pervenuto per questa recensione) e con qualche aggiustamento in formazione, ritroviamo Il Colonnello, Il Reverendo e compagni a raccontarci storie del ventennio.
Al di là della condivisibilità o meno di determinate idee politiche, che non s’hanno da discutere in questa sede, va segnalata innanzitutto in questo “Bulloni Granate Bastoni” una maggiore ricercatezza estetica che si riflette primariamente nel booklet e nella diffusione dei testi. Il primo è privo delle liriche, ma permeato di frasi e affermazioni piuttosto esplicative (“Piombo!”, “Mobilitazione!”, “Abbandonate le illusioni, preparatevi alla lotta” e numerose altre), nonché visivamente molto “punk oriented”, in verità abbastanza confusionario e molto lontano dall’idea di ordine che sarebbe lecito aspettarsi dall’estetica del fascio; le parole, invece, vengono rese note su fogli divulgati dal Colonnello in persona alle esibizioni dal vivo, piegati a giornale (tre, se ho ben compreso, e distribuiti ciascuno in occasioni diverse; ad oggi ho ottenuto solo il primo), quasi si trattasse di un manifesto programmatico. Ovviamente i testi sono tutti in lingua italiana, come era facile aspettarsi.
Andando oltre questo particolare metodo di autoproduzione, parliamo di musica: i Frangar non fanno più black metal propriamente detto. Il punk è ormai elemento radicatissimo nei brani della band, inscindibile dalla sua controparte più estrema. Potrà piacere o potrà non piacere, ma la svolta è presa: accanto a momenti black, quasi tutti i brani presentano cambi di direzione su lidi punk. Da “Conquistatori Del Sole” a “Trieste Chiama”, l’attacco cattivissimo e in blast beat, con delle chitarre dalla malignità norvegese anno domini 1993, scema pian piano fino a lasciare il posto a una batteria e a dei riff che sembrano partoriti da una band punk hc inglese, con le sole urla del Colonnello a mantenere una certa coesione tra le prime coordinate e le seconde.
Abbiamo poi brani completamente punk (“Rinascita”), mentre non ci sono più pezzi completamente black metal, forse solamente la conclusiva “Sol Invictus”, che nei suoi dodici minuti contiene anche la lunga outro del disco, arriva a lambire unicamente i territori black’n’roll degli ultimi Darkthrone e non si spinge oltre (e così facendo si attesta quale brano più Spite Extreme Wing oriented nonché meglio riuscito del disco).
Insomma, un disco non proprio “trve”, anzi abbastanza accessibile, data la maggior fruibilità del genere proposto rispetto al black metal più oltranzista. Fatti i conti con questo, sta a voi decidere se per veicolare certe idee e opinioni un album black punk sia il mezzo adatto.
Personalmente, la soluzione mi ha lasciato stranito.

Salve Bosj, rieccoci a congiungere le nostre strampalate visioni; rispetto molti punti da te esposti ma per onor di coerenza devo dire che non su tutti sono dello stesso parere.
Senza entrare in merito all’idea politica o morale del pensiero, va tenuto conto comunque del movimento culturale in cui nasce questo lavoro, ovvero un territorio devoto, oltranzista e certamente di estrema destra, il quale si muove oramai da anni in territori sonori Oi in cui sono insiti suoni molto inclini al Core (le varie genesi o scismi sonori o correnti parallele non credo sia il caso di esaminarle in questa sede).
Se poi teniamo conto che la medesima scena Punk o Anarco Punk era decisamente fratturata in due tronconi di cui uno era indubbiamente nazi oriented, non credo che si possa esser eccessivamente perplessi su certi attuali ed eventuali influenze dei nostri Frangar, ammesso e non concesso che la mia conoscenza del Punk non è giudicabile in quanto rimasta alla fine degli anni ’70 / inizio ’80 quindi personalmente non odo sentori Punk ma piu’ probabilmente HC e contaminazioni Oi.

Tornando su lidi più strettamente appartenenti a questo lavoro, devo dire immediatamente che mi sono trovato piacevolissimamente un cd che non mi attendevo.
Se come detto da Bosj le origini dei Frangar erano di un B.M. ferale ed ortodosso dalle reminiscenze nordiche, qui mi ritrovo fra le mani un album dannatamente contaminato in cui il Black Metal lascia il posto a moltissimi riff Post B.M. o comunque di natura più alternativa, miscelati a piccoli tocchi thrash di vecchia scuola (inutile negare la presenza di “Kill ‘Em All” dei Metallica in certe note del brano “Nero Settembre” in cui fluisce una melodia di chiusura decisamente Dissection) e forti vene Core come detto sopra e “Rinascita è solamente uno degli esempi.

La produzione è bella sabbiosa e cruda e rende veramente benissimo ad eccezione forse che nelle parti campionate che rimangono piuttosto soffocate, ma credo che sia una scelta voluta per evitare il tragico effetto “toppa”.
Davvero buono l’apporto di tutti gli strumenti che risultano veri e ben amalgamati su cui la chitarra primeggia, in cui spesso le vibrazioni nascoste del basso giungono a ricreare un atmosfera di frontiera cupa e severa, bello l’operato della batteria sempre incline a valorizzare le ritmiche utilizzate nei vari pezzi con spunti lanciati.
Ci sono davvero moltissimi spunti vincenti grazie al giusto equilibrio fra riffing marci/old style e parti più moderne come nel caso di “Alla Frontiera” in cui lo spirito più rock dei Darkthrone esce in maniera prepotente e non è affatto difficile immaginarsi muri di persone dedicarsi ad headbanging o a pogare e inneggiare sotto il palco.
Devo subito rimarcare che il trittico iniziale è veramente azzeccato ed insieme a “Solstizio Di Sangue” e “Sol Invictus” sono pezzi che mi sono garbati decisamente, da segnalare sicuramente la chiusura in voce pulita di S.I..

Inutile dire che è un disco di propaganda, e la voce corrosiva e stentorea che impartisce imperativi e motti non potrà che essere un incentivo per una certa fascia di ascoltatori, ma secondo me è ampiamente da valutare anche da chi crede che i Satyricon e Darkthroniani di varia natura odierni abbiano qualcosa da suonare, qua i Frangar hanno tirato fuori l’album che Satyr sogna da lustri, con frangenti epici, conturbati da forti dosi Post e Thrashy come nella bella “Trieste Chiama” dove un po’ tutte le pedine del gruppo entrano in gioco tessendo un ottimo risultato.
Sicuramente sarà un ottimo ascolto in sede live, dove tutta questa energia si trasformera’ in sudore, convinzione e adrenalina.

L’unica sbavaturina compositiva l’ho avvertita nella lunga canzone di chiusura dove un bel lanciato riffing viene smorto da un piccolo arrangiamento in cui si stoppano gli accordi che ne fiacchisce il vigore, ma è veramente un niente in confronto a tutto cio’ che c’è da ascoltare in questo “Bulloni, Granate, Bastoni”, in cui varie nature si fondono per darci un gran bel disco, a prescindere dell’inclinazione politica che ognuno di noi possiede.

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