FREITOD / UNHUMAN DISEASE – Split

 
Gruppo: Freitod / Unhuman Disease
Titolo:  Split
Anno: 2011
Provenienza:  Svizzera / Stati Uniti
Etichetta: Bergstolz
Contatti:

Sito web

 
TRACKLIST

  1. Freitod – To The Eternal Kingdom Of Darkness
  2. Unhuman Disease – The Serpents Eyes
DURATA: 14:54
 

Le uscite black non sembrano diminuire. La Bergstolz ci invita all'ascolto di un vinile sette pollici split con gruppi che vivono quasi ai due opposti del globo. Mentre i Freitod, di cui avrete già letto qualche mia recensione, sono svizzeri, di Zurigo per essere precisi, gli Unhuman Disease abitano nello stato americano dell'Oklahoma.

Il lato degli elvetici investe l'ascoltatore con un black classico composto di ritmiche variate che rinunciano al pedale del gas costantemente pigiato. I passaggi veloci alternati a quelli medio-rapidi e medi riescono a mantenere attento l'ascoltatore, incitandolo così a scuotere la testa al ritmo. La tavola non offre un filetto, ma pur sempre un bel piatto di pasta al nero di seppia fatto da mamma con tanto amore per il dettaglio.

Unhuman Disease? Mai sentiti prima. Credevo si trattasse nuovamente di un progetto nato nella città di Ulrico Zwingli, invece scopro che è un americano. L'intro è molto classico, una campana suona cupamente a morto. Mi aspetto parecchio… le prime note non sono veramente quelle che rispecchiano le mie attese. È un black abbastanza scontato. Questo mi ricorda un poco i nostrani Wacht, con la differenza che la voce, strumento molto marcante dei grigionesi, mostra meno carattere ed è molto meno straziata. La ritmica è sostenuta, ma non presenta dei punti emergenti dal mare di note. Se non avete troppe pretese, potrete senza dubbio godervi questa pista che è pur sempre ben suonata.

I vincitori sono senza dubbio gli svizzeri Freitod che mostrano più volontà nell'arruvidire la superficie del black classico e standard. Non lasciatevi influenzare troppo dai miei giudizî e date comunque una possibilità ai gruppi che con duro lavoro e grande sacrificio tentano di allietare le nostre orecchie.

Facebook Comments