FRIENDSHIP – Undercurrent

Gruppo:Friendship
Titolo:Undercurrent
Anno:2019
Provenienza:Giappone
Etichetta:Daymare Recordings / Southern Lord Recordings
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TRACKLIST

  1. Demise
  2. Vertigo
  3. Punishment
  4. Lack
  5. Abandon
  6. Fiend
  7. Plague
  8. Garbage
  9. Wrecker
  10. Hatred
DURATA:22:19

Dal paese del Sol Levante arrivano i Friendship, gruppo che muove i propri passi nell’esotica scena hardcore nipponica. Undercurrent è il loro secondo album, e mostra scelte stilistiche diverse, sotto alcuni punti, rispetto al precedente Hatred, uscito nel 2017. Facendo qualche riferimento a quest’ultimo sarà più facile illuminare la natura del suo fratello minore.

Non so voi, ma quando il sottoscritto si ritrova davanti una band nipponica (o composta in parte da musicisti di origine giapponese) viene attraversato da uno strano brivido, una sorta di presentimento reso automatico da qualche meccanismo psichico. Un processo associativo, che unisce la parola Giappone con estremismi e allucinazioni di ogni sorta. Tra Melt Banana, Zeni Geva, Gridlink, Boris e Sigh, per me il Paese asiatico, in ambito estremo, gode di un certo riguardo, poiché spesso propone veri capolavori di composizione ed estetica. Anche nel caso dei Friendship il mio presentimento si è rivelato pressoché giusto.

Il DNA dei Nostri è un intreccio di violenza hardcore — che in molti punti non nasconde la grande, e giustificata, ammirazione per i Converge — e chitarre sgorganti fangose sonorità sludge. Rispetto al precedente Hatred, che spinge l’hardcore fino a trasformarlo in grind, Undercurrent si presenta come distensione e inquadramento metrico: al cospetto di pezzi del passato quali “Regiside” e “Tortures”, questo secondo album rivela di non aver perso minimamente forza di impatto (“Abandon” e “Plague”), ma di averla spostata verso orizzonti più ortodossi; e quando dico ortodossi intendo proprio quelli che si propagano dai già citati Converge — omaggio che si coglie immediatamente da numerosi riff.

Volendo essere concreti, bisogna ora porsi due domande: questo cambio di percorso va nella direzione giusta? E soprattutto: che cosa è effettivamente cambiato? Sicuramente la struttura molecolare dei pezzi, che dal caos grindcore, intriso di oscurità e pesantezza inaudita, muta e si presenta in una nuova forma: più cadenzata e meno tracotante; altrettanto fosca, ma un po’ più lenta, e alla fin fine anche meno convincente e originale. Inoltre bisogna dire che, nonostante la presenza di momenti a dir poco colmi di adrenalina (“Vertigo” e l’ultimo brano che, guarda caso, si intitola “Hatred”), Undercurrent non si dimostra un vero e proprio passo avanti dei Friendship. Il rifferama trito e ritrito (“Fiend”) e la mancanza della corrente caotica del grind, che ravvivava tutte le componenti del suono, hanno attenuato ma non spento l’energia che aveva caratterizzato il precedente lavoro.

Undercurrent, con la sua volontà di discostarsi dal predecessore, ha finito per situarsi nel cono d’ombra gettato proprio da quest’ultimo. Non riuscendo a splendere di luce propria, finisce così per essere un tenue riflesso del vero potenziale distruttivo dei Friendship.

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