FUNERAL MANTRA – Afterglow

 
Gruppo: Funeral Mantra
Titolo: Afterglow
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Sliptrick Records
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TRACKLIST

  1. Soulstice
  2. Dimensions Onward
  3. Gravestone Reveries
  4. Brainlost
  5. In These Eyes
  6. Funeral Mantra
  7. Parsec 
  8. Counterfeit Soul
  9. Drifting
  10. Afterglow
DURATA: 51:45
 

I Funeral Mantra si formano a Roma nel 2010 e cominciano come cover band, approdando poi alla pubblicazione del primo demo nel 2013, in seguito al raggiungimento di una formazione relativamente stabile. Dopo aver iniziato a presentare pezzi originali in sede live e l'ingresso di un nuovo batterista nel 2014, a fine 2015 esce finalmente "Afterglow" sotto etichetta Sliptrick Records.

Tra le band coverizzate dal primo nucleo dei Funeral Mantra troviamo Kyuss, Spiritual Beggars e Black Sabbath; è quindi facile intuire che il genere musicale su cui i cinque componenti del gruppo basano la loro esperienza sia l'heavy stoner. L'intro "Soulstice" è seguita da nove tracce massicce e granitiche, in cui la vena heavy traspare in tutti gli assoli, come si evince già dall'iniziale "Dimensions Onward"; i suoni del bridge della successiva "Gravestone Reveries" invece esplorano territori più prog. L'heavy torna di nuovo in "Brainlost", il cui assolo è suonato da Daniele Kamo degli Helligators; definirei poi "In These Eyes" un pezzo molto tendente al doom, ma suonato in distorsione stoner con assoli à la Zakk Wylde, i cui Black Label Society figurano in effetti tra le influenze citate.

L'album scorre piacevole, è coeso e ben scritto, oltre a essere anche ben suonato. Molto interessante l'intro di "Funeral Mantra", che ci delizia con qualche secondo di un coro di voci in meditazione, mentre in "Parsec" il ritmo subisce un'accelerazione notevole. La parte finale del disco è un susseguirsi di altre piacevoli sorprese, come ad esempio il riff un po' zeppeliniano del ritornello di "Counterfeit Soul" che, in un brano ricco di variazioni, è comunque capace di farsi notare; in "Drifting" invece sento echi dei migliori Orange Goblin, pur non riduncendosi affatto a una banale copia della band inglese. Il viaggio di "Afterglow" termina con la titletrack, poco più di otto minuti scanditi da cambi di tempo e di suono che fanno quasi pensare a più brani messi insieme, seppur uniti dal medesimo filo conduttore; un pezzo davvero importante ed eccentrico che non si può non lodare.

I Funeral Mantra si sono affacciati all'universo degli album di lunga durata con un lavoro che merita attenzione da parte di tutti gli amanti del genere. Si può chiaramente udire un fuoco scoppiettare negli ultimi due minuti di "Afterglow", acceso dalla scintilla di questi cinque giovani romani di belle speranze: speriamo che non si spenga mai.

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