FUNERAL – To Mourn Is A Virtue

 
Gruppo: Funeral
Titolo: To Mourn Is A Virtue
Anno: 2011
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Solitude Productions
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TRACKLIST

  1. Hunger
  2. God?
  3. Your Pain Is Mine
  4. The Poison
  5. Dancing In A Liquid Veil
  6. How Death May Linger
  7. Father
  8. Blood From The Soil
  9. Wrapped All In Woe
DURATA: 01:09:05
 

I norvegesi Funeral non credo abbiano bisogno di alcuna presentazione, sono una delle band che con costanza e qualità ha alimentato e sfamato gli affamati fruitori del filone funeral doom, producendo sin dagli esordi dischi che spiccano per personalità e varianti in loro possesso. Difficile davvero scegliere fra album del calibro di "Tragedies", "In Fields Of Pestilent Grief" e "From These Wounds", nei quali si può riscontrare la chiara evoluzione che ha condotto la formazione alla svolta gotica più accentuata, con l'aumento della presenza di voce pulita e un suono maggiormente melancolico, seppur sempre profondo e oscuro.

Il 2011 ci dona "To Mourn Is A Virtue": non è un lavoro composto da brani nuovi quello prodotto dalla russa Solitude Productions, non si può neanche definire una mera raccolta, è più che altro una sorta di memoria perduta venuta a galla sulla lunga distanza. Le canzoni in esso contenute sono infatti il frutto del lavoro che era finito chiuso in un cassetto nell'attesa, non più vana, di essere ripescato. Le nove composizioni sono state messe a punto nel periodo che va dal 1996 sino al 2011 e alcune erano già presenti in demo e dischi rilasciati: "Your Pain Is Mine", "Wrapped All In Woe", "To Mourn Is A Virtue" inserite nel "Demo 1997" e "Hunger" presente sia nel "Demo 2008" che in "As The Light Does The Shadow". Ad altre è stata data invece una forma completa, che vanta pure tanto di orchestrazione a supporto.

La prestazione generale proposta è di gran classe, le atmosfere sono tinteggiate di grigio, ampie e capaci di dilatarsi, colorandosi di tratti perlacei, e ondeggiare grazie a riflessi più o meno scuri e lucenti. Le linee vocali lussureggianti e incantevoli rapiscono l'ascoltatore. I i cantanti che si alternano sono tre e investono con la loro vocalità, quasi totalmente dedita all'esecuzione priva di estremismo, i vari episodi di questa opera: Frode Forsmo copre la zona che va dall'apertura "Hunger" a "Poison", Øystein Rustad quella che comprende "Dancing In A Liquid Veil" fino a "Blood From The Soil", Sara Eick la conclusiva "Wrapped In All Woe".

Ci sono un paio di frangenti ("God?" e "The Poison") a dir poco eccelsi ed è impossibile non tenere conto del modo in cui si sviluppa ed evolve melodicamente l'intera scaletta, che offre a più riprese aperture di una epicità inebriante, come avviene nella splendida "Father". Trovare una falla, un singolo attimo di smarrimento a un'uscita del genere è una bella impresa, per quanto non sia imprescindibile, se non per i collezionisti e fan accaniti del gruppo in questione. Capitasse anche solo per puro caso nelle mani di un qualsiasi fruitore di doom atmosferico, "To Mourn Is A Virtue" riuscirebbe di sicuro a smuoverne l'animo, portandolo magari a scoprire una realtà che nel corso di ormai un ventennio di attività all'interno del circuito musicale metal ha purtroppo ricevuto pochi riconoscimenti rispetto a ciò che — con eleganza e perseverante abnegazione allo stile — ci ha concesso di far girare nei nostri stereo.

Orecchiabili, melodici, sopraffini: sono i Funeral. Chi li conosce già e li ama dovrebbe far suo "To Mourn Is A Virtue", i restanti concedano quantomeno un paio di giri nel lettore e poi si fiondino su "From These Wounds", che rimane per il sottoscritto l'eccellenza fatta disco.

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