FUNERARY BELL – Undead Revelations

FUNERARY BELL – Undead Revelations

 
Gruppo: Funerary Bell
Titolo: Undead Revelations
Anno: 2018
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Saturnal Records
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TRACKLIST

  1. Birth – Come Undone
  2. Goat Of Mendes
  3. The Word Became Flesh
  4. Hermetica
  5. Mantra
  6. Revelation Part II
  7. Anima Eterna
  8. Tree On The Planet Grave
  9. Spectral Moonchild
DURATA: 47:22
 

Questa cosa dell'occulto, del black metal che poi in realtà tanto black metal non è, quantomeno in termini propriamente detti, c'è sempre più o meno stata. Fin dal superamento della prima ondata del genere, a metà anni ottanta, c'è sempre stata qualche formazione sparsa qua e là a fare le cose alla sua maniera, una maniera molto più heavy che non black, appunto. Insomma, tanto più che siamo in Italia, gente come i Mortuary Drape c'è sempre stata, più o meno mimetizzata all'interno di scene più ampie. Ed è in questa tundra — perché non si può parlare davvero di sottobosco, è una cosa molto più rada e inospitale — che si muovono i Funerary Bell, nostra vecchia conoscenza.

"Undead Revelations" arriva a ben sette anni di distanza dal suo predecessore, presentandosi tuttavia con una forma sostanzialmente invariata, per quanto più ripulita nei suoni. Il che significa una tonnellata di mid-tempo thrashy, un vocione sporco da messa nera che blatera di magia e apparizioni demoniache da sotto un cappuccio e addirittura qualche assolone heavy per gradire ("Goat Of Mendes", "The Word Became Flesh"). I Finlandesi non le mandano a dire e infilano una manciata di canzoni dirette e a loro modo sfacciate, che puzzano di anni '80 e rituali oscuri, ma — contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare — non hanno il benché minimo accenno alle sonorità psichedeliche tipiche del filone di rock occulto che negli ultimi anni si è fatto largo nell'underground, grazie ai vari Blood Ceremony, Jex Thoth e compagnia.

Al di là della mancanza di voce femminile, i Funerary Bell continuano la loro crociata black-thrash, black'n'roll o comunque la vogliate chiamare, con un utilizzo semplice e al contempo efficace dei fondamentali: batteria, basso, chitarra e nulla più. Per quanto il frontman Invoker Of The Shadows si spacci anche per tastierista, il suo operato dietro qualsiasi pianola spunta solo e soltanto leggendo il libretto o quasi, tanto sono secondarie le sue aggiunte, appena accennate sotto il muro di chitarrone. Insomma: occulti sì, ma più nell'immaginario che nei suoni.

Questo miscuglio particolarmente ottantiano non cambierà la giornata del blackster più incallito né dell'appassionato di suoni più datati, ma regala tre quarti d'ora di piacevole diversivo, una bella briscolina del pomeriggio al circolino coi demoni.

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