Furnace - Dark Vistas

FURNACE – Dark Vistas

Gruppo:Furnace
Titolo:Dark Vistas
Anno:2020
Provenienza:Svezia
Etichetta:Soulseller Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Suburban Nightmare
  2. The Other Ones
  3. The Calling
  4. Yog-Sothoth (The Key And The Gateway)
  5. 94 Bloch Lane
  6. Trapped!
  7. A Journey Through Dark Vistas
  8. Escape
  9. From The Blackest Void
  10. Eve Of Triumph
  11. Another Ending
DURATA:43:50

Magari penserete che su Aristocrazia calchiamo un poco la mano sulla quantità industriale di pubblicazioni che affollano il panorama metal, ma quando capita un album di Rogga Johansson, che soltanto nel 2020 ha messo la sua firma su undici dischi di cui ben due targati Furnace, non abbiamo alternative su come aprire la recensione. Dark Vistas è infatti la seconda fatica (?) di questo trio svedese capitanato dal tatuatissimo chitarrista di Gamleby, coadiuvato da Peter Svensson (già nei doomster Void Moon) al basso e Lars Demoké alla batteria.

Il piatto che i Furnace vogliono servirci per distinguersi in mezzo al succitato mare magnum è più semplice di quanto non si pensi leggendo le righe di presentazione della Soulseller Records: death melodico perché siamo comunque in Svezia, testi di ispirazione lovecraftiana e occasionali spruzzate di Paradise Lost qua e là. Il risultato è saporito il tanto che basta da non farci rispedire la pietanza in cucina, nel senso che i tre sanno tenere in mano gli strumenti, ma fanno — o sanno fare — davvero poco per tenerci svegli. Demoké si rivela più incolore del previsto, e quando il metronomo del gruppo è così ordinario la musica che ci si costruisce sopra non può certo brillare; intendiamoci, Rogga il fatto suo sembra saperlo anche e, nei limiti del possibile, alla voce non delude affatto, ma è proprio la scrittura a latitare e a rendere Dark Vistas un disco sostanzialmente dimenticabile. Fare death metal catchy per tre quarti d’ora magari funzionava a cavallo fra anni ’90 e 2000 e ti chiamavi Amon Amarth, finita quella fase devi radunare qualche idea un pizzico più fresca, quindi non cercare di mimare gente come i Paradise Lost, che di pagnotte per restare sulla cresta ne hanno mangiate e continuano a mangiarne.

Neppure la produzione aiuta la band a imporsi sul nostro cervello, figlia anche lei di un passatismo deteriore, perché Rogga e soci non sono una di quelle meteore metalliche che, una tantum, fanno rimpiangere i bei tempi a base di brufoli e borchie, sono semplicemente qualunque. L’invito a tirare il fiato vale quindi pure per i Furnace, anche solo per una questione di ambientalismo.

Facebook Comments