GARALIYA – Reforged

 
Gruppo: Garaliya
Titolo:  Reforged
Anno: 2014
Provenienza:  Italia
Etichetta: Morte Records
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TRACKLIST

  1. Glorification Of The Chosen One [remix Lento]
  2. Human Genome Project [remix Obake]
  3. Eel Boots And The Curse Of The Skinny Horses [remix Inferno Sci-Fi Grind'n'Roll]
  4. Mighty Mombu [remix Mombu]
  5. Nosferatu [remix Ovo]
  6. Ultramorth [remix Morkobot]
  7. Stigma [remix Ufomammut]
DURATA: 42:26
 

Parlare di rimaneggiamenti e ri-registrazioni è sempre molto complesso, ragion per cui tendo a evitare di impelagarmi in simili trovate, anche se in tempi più o meno recenti ci ero già cascato con gli Shining e con i Nocturnal Depression; nel caso del secondo lavoro del duo lodigiano Garaliya, però, si toccano vette di difficoltà raramente avvicinabili.

Progetto nato dalle menti di Lin (bassista dei Morkobot) e Mizkey, Garaliya è tanto affascinante quanto ermetico e insondabile; un disco d'esordio eponimo nel 2012, sempre per Morte Records (azzardo senza averne conferme: etichetta gestita direttamente dal duo), e ora ecco sbucare "Reforged", album dal titolo quanto mai significativo. All'interno di esso, infatti, Mizkey e Lin riconfigurano in salsa elettronica un manipolo di brani altrui e, nell'ordine, passano attraverso le follie decostruttive dei Garaliya: Lento, Obake, Inferno Sci-Fi Grind 'N' Roll, Mombu, Ovo, Morkobot, Ufomammut. Già solo questo elenco di nomi dovrebbe farvi drizzare le orecchie e i peli, perché si tratta nientemeno che del non plus ultra della scena estrema italiana, dallo sludge dei Lento al free-noise-qualsiasi-cosa-sia degli Ovo. Se poi non sembra nemmeno così impensabile ritrovarsi davanti a una rilettura elettronica degli Ufomammut, è sorprendente scoprire cosa si riesca a fare con lo sci-fi grind degli Inferno; o meglio, è sorprendente scoprire cosa si riesca a non fare, poiché del brano grind da poco più di due minuti della formazione capitolina è rimasto poco o nulla.

"Reforged" si muove tra glitch e dark ambient, tra sperimentalismi fennesz-iani e un retroterra metallaro che non può né vuole essere celato: campionature e percussioni, suoni bombati e liquidi che inacidiscono e mutano, fluendo in un continuo divenire. Non c'è pace per i Garaliya, solo un continuo tentativo di raggiungere non si sa bene cosa, non si sa bene perché. E l'inquietudine di fondo dei due lombardi è ben chiara nelle infinite disparità e asperità del proprio operato, ma anche nell'ermetismo di fondo che lega tutti questi esperimenti di scomposizione sonora. I suoni sembrano non seguire uno schema, ma tanto si adattano camaleonticamente al brano e all'ambiente di partenza, quanto al risultato e al contesto d'insieme finale.

Un lavoro difficile e insondabile, eppure al contempo affascinante e di indiscutibile valore. Interessante è dire poco, inafferrabile è dire tutto.

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