GENERAL CHAOS – Calamity Circus

Informazioni
Gruppo: General Chaos
Anno: 2010
Etichetta: Cyclone Empire
Contatti: www.myspace.com/generalchaostheband
Autore: Mourning

Tracklist
1. Speech
2. Black Belt
3. Second To None
4. Trailer
5. Screen Berets
6. Kingsize Overdose
7. Calamity Circle
8. Sweedeheart
9. Incessantly
10.Powder Monkey
11.Black As Disease

DURATA: 32:20

GENERAL CHAOS - Calamity Circus Ogni tanto una tamarrata di quelle che ti permettono di scuotere la testa con violenza e goderti mezz’ora di sano e incontrastato divertimento è necessaria, quando ho ascoltato il debutto dei General Chaos, nuova realtà teutonica entrata a far parte del roster della Cyclone Empire, l’unica cosa a cui ho pensato è stata: “Cazzo, datemi una birra, una stanza da mandare a puttane e una compagnia femminile come si deve e ve lo sollevo sì il mondo”.
Pantera, Entombed, fraseggi che ricordano le esibizioni groovy degli Obituary e il piglio death’n’roll delle miglior release del genere coadiuvate da una solare e divertita energia estratta dal desert sound danno vita a trenta fottuti minuti di esaltazione senza impegno.
Questo è “Calamity Circus”, uno sfogo libero, caciarone, indiavolato e che se ne frega di riflettere tirando fuori la parte più cazzara e irriverente, le composizioni affidate a una coppia d’asce di tutto rispetto formata da Hendrick Bache e Florian Muller (sì i nomi sono familiari, i ragazzi sono infatti entrambi ex sei corde dei Dew-Scented del periodo d’oro che va da “Ill Natured” a “Impact”) sono create per alternare assalti all’arma bianca, ondate pesanti come mattoni e fraseggi spiritualmente rock oriented che vengono interpretativamente induriti dalla vocalità acida di Ercument Kalasar (Tephra ed ex The Ocean).
Fra lo scalpitare di una “Second To None”, deviazioni Kyuss rese più estreme e compatte in “Kingsize Overdose”, le atmosfere annerite di “Calamity Circle” (bella la trovata del carrillon nella fase pre-conclusiva), la passionalità espressa da una cattiva “Sweedeheart” si rimane coinvolti in una storia di cui sto rivelando solo alcune delle caratteristiche che vi si possono riscontrare.
Un disco che pur vivendo di vita breve, data la sua corta durata, ha tantissima carne al fuoco e molto ben cotta.
Ci si potrebbe anche soffermare sulle ulteriori influenze non citate in antecedenza di band come Mastodon e gli echi lontanamente slayeriani, sulle esecuzioni dei vari assoli che condiscono e arricchiscono un risultato finale di tutto rispetto o su quanto la coppia motrice composta da Antek dietro le pelli (Such A Surge) e Henrik Schwaninger al basso (ex Uppercut) spinga, pesti solcando lidi profondi e quasi fangosi nella conclusiva e più nera “Black As Disease”, cosa comporterebbe questo se non la voglia di rimetterlo nuovamente nello stereo?
Le troppe parole non possono sostituire comunque l’on air, “Calamity Circus” è senza mezzi termini un lavoro con le contropalle sotto tutti gli aspetti possibili, esperienza, qualità del suono, scariche d’adrenalina rilasciate e una commistione di generi realizzata con i criteri e il gusto adatti per esprimere la forza e l’essenza esplosiva ideale a un album così.
Quest’ultimo punto (come sempre) potrebbe ricevere le grasse e inutili critiche di chi si attiene agli stili con un’ ortodossia pari a quella di un papa boys, reputandoli comparti stagni, l’unica cosa da dire a certi tizi è: “Ma lo ascoltate un disco almeno prima di etichettarlo? O seguite il pensiero d’altri?”.
Lasciando che tali elementi continuino a crogiolarsi fra le varie pile composte da platter fotocopia, alzo il volume e rimetto su i General Chaos con la voglia precisa di prendermi una sonora sbronza musicale: more chaos please!!!

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