GIANTS ON JUPITER – Embrace The Unknown | Aristocrazia Webzine

GIANTS ON JUPITER – Embrace The Unknown

Informazioni
Gruppo: Giants On Jupiter
Anno: 2011
Etichetta: Astromaster Productions
Contatti: www.myspace.com/giantsonjupiter
Autore: Fedaykin

Tracklist
1. Wake Of The Giants
2. March Of The Giants
3. Dance Of The Giants
4. Sleep Of The Giants

DURATA: 49:41

GIANTS ON JUPITER - Embrace The Unknown Dopo l’attento esame degli I The Witch della settimana scorsa, torniamo ad affrontare in questa sede una delle release provenienti dal limitato roster della neonata Astromaster Productions, nostrana etichetta che si fa portatrice di generi musicali tanto estremi quanto schizzati. “Embrace The Unknown” è infatti il disco d’esordio degli americani Giants On Jupiter, creatura partorita dai fratelli Karrack (Pete e Kirk Lee), Dan e Anthon Petersen e Guillermo Sanchez, e ci promette un rivoluzionario e, soprattutto, alieno viaggio musicale in territori inesplorati, fondendo, sempre secondo le premesse pubblicizzate, il sound di band come Mastodon e Baroness alla ruvidità di Electric Wizard e Kyuss, e mescolando il tutto con influenze Drone, Noise, Space Rock.

La realtà è che, aldilà di ogni influenza, “Embrace The Unknown” è una vera e propria mattonata per i nostri sensi. Non solo tutti gli elementi citati si abbracciano e si mescolano in qualcosa di unico, ma si sovrappongono, si sovrastano, danno vita ad un enorme pachiderma musicale che si muove pesante e surreale per tutta la durata dei quattro movimenti in cui è diviso il disco, che forse, nell’intenzione del gruppo, vuole descrivere proprio la giornata tipo di un gigante alieno, dal risveglio (Wake) al sonno (Sleep). Già la lunghissima traccia d’apertura, che sfiora i diciassette minuti, ci fornisce tutti gli elementi necessari per conoscere la proposta dei cinque statunitensi: massicci e monolitici riffoni Stoner/Doom si impongono prepotentemente sulla voce di Pete e sulla batteria di Sancho: chitarra e basso sono perfettamente in sintonia nella produzione di un suono grezzissimo, magnificamente distorto, che mantiene sempre quell’appeal settantiano riconducibile a realtà come i Black Sabbath, o i successivi Saint Vitus. La linea di chitarra è però a sua volta costantemente ricoperta da suoni, droni, fischi, rumori ed effetti che non lasceranno per un attimo in pace le nostre orecchie: ascoltando il risultante delirio musicale, saremo obbligati ad abbandonare ogni pretesa di semplicità e linearità, e a lasciarci condurre da questo pesantissimo mostro alieno attraverso sinistre atmosfere orrorifiche e viaggi nello spazio profondo. Le tracce successive mantengono queste stesse caratteristiche, pur apportando delle sensibili differenze nell’approccio: “March Of The Giants” è un pezzo in cui si sente maggiormente il groove tipico dello Stoner più elettrico, “Dance Of The Giants” si muove verso lidi ancor più confusionari per concludere con una lenta e mastodontica ritmica tipicamente Doom, mentre “Sleep Of The Giants” è una composizione molto più avanguardistica e riflessiva, che ci addormenta con una lunga parte Noise/Ambient per poi tornare, verso la fine, a martellarci con un rifferama analogo a quello già descritto.
Ciò che mi lascia più di un dubbio in questo lavoro è la registrazione: ho fatto davvero molta fatica a distinguere con chiarezza le parti vocali e di batteria, al primo ascolto del disco ho persino pensato che, per qualche strano errore digitale, ci fossero due tracce sovrapposte (un po’ come quando fate partire un video di Youtube dimenticandovi che nel frattempo stavate ascoltando musica…); non capisco in che misura questo possa essere un errore di produzione e in che misura invece sia proprio un modo per “sopprimere” qualunque convenzionalità, per creare una dissonanza evidente non tanto nella composizione di per sè, quanto nell’unire due cose diverse senza nessun filtro, semplicemente mettendole una sopra l’altra. C’è da dire che il risultato comunque sortisce un effetto estremamente tangibile, ed “Embrace The Unknown” raggiunge con successo l’obiettivo di lasciarci completamente storditi e inermi.

In conclusione, un esordio che definirei senza dubbio felice per i cinque giganti americani, per quanto non sia certo un ascolto facile, e un’altra ottima dimostrazione di competenza da parte della Astromaster, che ci sta regalando davvero dei bei dischi. Nella speranza che questa possa scovare qualche altra realtà sperimentale interessante come loro, non resta che augurare la miglior fortuna ai Giants On Jupiter, auspicandoci che la loro esplorazione musicale li porti a produrre qualche altra chicca prossimamente.