GLOBAL SCUM – Odium

Gruppo:Global Scum
Titolo:Odium
Anno:2019
Provenienza:Austria
Etichetta:NRT-Records
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TRACKLIST

  1. Lunatic
  2. Feared
  3. Fake As Fuck
  4. Full Of Hell
  5. Disgusting Lust Of Madness
  6. Assassins
  7. Back Beats
  8. Call For Resistance
  9. Martyrium
  10. Human Waste
  11. Violent Creation
  12. Savage Killer
  13. Mental Anxiety
DURATA:46:32

Ricordo un tempo dove per metal moderno si intendeva un certo tipo di sonorità che andava per la maggiore negli anni 2000. Oggi si utilizza il termine groove metal, ai tempi però era consuetudine parlare di industrial, nu metal o addirittura post-thrash, etichetta quest’ultima ormai caduta quasi del tutto in disuso. Parlo di band che hanno avuto successo specie grazie a un’etichetta come la Roadrunner Records, che negli anni è riuscita a portare alla ribalta i Fear Factory, i Sepultura con Max Cavalera e gli Slipknot di Iowa. Quello descritto è il paradigma in cui si muove la musica contenuta in Odium, il secondo album uscito sotto il nome di Global Scum, progetto solista dell’austriaco Manuel Harlander.

Queste influenze sono evidenti sin dai primi minuti di “Feared”, che per un momento mi hanno fatto temere di aver inserito per sbaglio nel lettore la mia copia consunta di Demanufacture. Eppure l’obiettivo del progetto è proprio quello di riproporre questo stile musicale futuristico, pesante, incazzato ma al tempo stesso in grado di fare presa. In questo senso è rilevante anche il lavoro in fase di produzione, capace di replicare — almeno in parte — i suoni di quel periodo. Aggiungeteci una certa dose di death metal (genere tra l’altro non certo estraneo al primo periodo della Roadrunner) fare capolino in brani come “Disgusting Lust Of Madness” e qualche assolo, e avrete un’idea più completa di ciò che vi dovete aspettare dal punto di vista stilistico da Odium.

Sono presenti però anche alcuni problemi che vanno oltre la mancanza di personalità: tutto sommato Odium soffre del fatto che alterna momenti nei quali è stato centrato l’obiettivo ad altri non proprio entusiasmanti, evidenti specialmente con lo scorrere dei minuti, il che è un peccato dato il numero di riff piuttosto alto presente in ogni brano. Le tracce in fondo alla scaletta sono in genere, con qualche eccezione, le meno riuscite, a causa di passaggi non all’altezza che danno il senso di capacità compositive non ancora espresse al massimo. Questo è ciò che rimprovero ai Global Scum, vale a dire la capacità di tenerci sempre allerta, il mantenimento del senso di minaccia elevata fino alla fine. Trovo la cosa triste, perché se il punto della band era restare credibile rispolverando le sonorità groove, allora l’obiettivo può dirsi raggiunto, tuttavia sarebbe stato necessario — e mi rendo conto che non è facile — saper arrivare fino in fondo.

Dispiace trattare Odium con tanta freddezza come mi sono permesso di fare, perché è evidente quanto il lavoro dei Global Scum sia genuino e quanto impegno abbia richiesto a un musicista solista. Mi auguro che il terzo lavoro proietti questo progetto verso una forma completa.

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