GOATCRAFT – The Blasphemer

 
Gruppo: Goatcraft
Titolo:  The Blasphemer
Anno: 2014
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Intro: Behemoth 
  2. Temptation And Fall
  3. House Of Death
  4. The Blasphemer 
  5. Hecate
  6. Nebuchadnezzar 
  7. In The Arms Of Pity
  8. The Great Red Dragon Part I – The Woman Clothed With The Sun
  9. The Great Red Dragon Part II – The Woman Clothed In The Sun
  10. The Great Red Dragon Part III – The Beast From The Sea
  11. The Great Red Dragon Part IV – The Number Of The Beast
  12. Eternal Prayer Of Urizen
  13. Satan In His Original Glory
  14. Outro: Leviathan
DURATA: 57:18
 

Torna sulle nostre pagine Goatcraft, progetto del solo Lone Goat, da San Antonio, Texas. Per questo secondo album, l'artista si affida alle sapienti mani della a noi ben nota I, Voidhanger Records, compiendo dunque quel salto di qualità anche a livello di confezione rispetto al precedente debutto "All For Naught". "The Blasphemer" si presenta infatti corredato da un approfondito libretto di trentadue pagine, all'interno del quale viene esaustivamente commentato il concept su cui la creazione musicale si basa, ossia il ben noto corpus di William Blake, segnatamente "Il Matrimonio Del Cielo E Dell'Inferno". Opera, quest'ultima in particolare, non certo nuova al mondo metal (dai Virgin Steele agli Ulver, diversi sono gli autori che hanno reinterpretato in musica questo insieme di testi poetici), ma nelle intenzioni e nei suoni di Lone Goat riletta in chiave "necroclassical".

Tralasciando tutta la possibile querelle circa la bontà o meno di una definizione di genere così appariscente, ciò che arriva nei nostri lettori cd è un insieme di quattordici componimenti ancora una volta eseguiti con il solo utilizzo di pianoforte e tastiere, ancora una volta sviluppati secondo una struttura molto scarna e minimale. Solo e soltanto luci e ombre dipinte dalla pressione dei tasti. Sebbene il progetto sia innegabilmente affascinante, nel suo tentativo di trasporre — o meglio di accompagnare — l'opera in musica, non si può fare a meno di notare una certa pretenziosità aleggiare tra le righe, quasi una provocazione da parte di Lone Goat, rifiutatosi di utilizzare un più canonico canovaccio di metal estremo in favore di suoni più particolari e di nicchia. Perché, va da sé, le intenzioni possono essere quanto mai buone, poi però la musica bisogna comporla.

"The Blasphemer", da questo punto di vista, è un lavoro riuscito a metà: le parentesi dark ambient (intro e outro), l'ipnotismo e la litania delle note "loopate" ("Temptation And Fall"), lo sviluppo di veri e propri movimenti all'interno del corpus ("The Great Red Dragon", ispirato chiaramente al ciclo di dipinti omonimi di Blake) sono indubbi motivi di plauso, ma il disco è molto lungo e non sempre la musica è all'altezza della situazione. Capita di percepire, di quando in quando, una sorta di forzatura nei brani, quasi una rigidità di fondo che, a modestissimo parere di chi scrive, è ultimamente dovuta al non completo agio di Lone Goat in questi territori sonori. I brani faticano a imporsi con personalità, facendo il proprio mestiere e svolgendo il proprio ruolo, tuttavia non andando molto oltre, mai "catturando" davvero l'ascoltatore.

Un eventuale giudizio su Goatcraft non può fare a meno di essere scisso in due criteri: il primo, riguardante la musica; il secondo, invece, riguardante l'ideologia e gli intenti alla base del progetto stesso, una vera e propria provocazione nei confronti del metal e del metallaro. Allo stato attuale delle cose, il lavoro di Lone Goat si rivela più interessante secondo quest'ultimo aspetto, ma l'augurio che ci sentiamo di fare al texano è di trovare la propria dimensione completa all'interno dello spettro neo-classico, così da poter portare a compimento lo sviluppo del necro-classico.

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