GOATCRAFT – Yersinia Pestis

 
Gruppo: Goatcraft
Titolo: Yersinia Pestis
Anno: 2016
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Beyond Nothingness
  2. The Rape Of Europa II
  3. Plague
  4. Yersinia Pestis
  5. Kingdoms In Decay
  6. The Great Mortality
  7. Flagellation For Atonement
  8. Weeping Buboes
  9. Bodies Piled
  10. Denouement
DURATA: 37:52
 

Il progetto Goatcraft sta girando per le mani (e le orecchie) di tutto il nostro staff: approdato su queste terre virtuali grazie a Mourning che recensì "All For Naught" e passato poi da Bosj con "The Blasphemer", questa volta tocca al sottoscritto cimentarsi nell'analisi della creatura di Lonegoat.

Il tema portante di "Yersinia Pestis" è descritto in maniera decisamente palese dal titolo: la peste nera, la ben nota epidemia che nel XIV secolo fece strage di esseri umani, tanto cara a vari musicisti del Metal estremo. Nonostante questo argomento sia stato sviscerato più e più volte nelle opere di questo genere (e simili), Lonegoat vuole andare oltre al mero utilizzo della macabra estetica derivata da questa malattia, dandole un ruolo ben preciso nell'esistenza dell'umanità e nel suo rapporto con la morte, come se fosse stata una sorta di arma tramite cui la natura bilanciò il peso della nostra presenza nel mondo.

Al di là della filosofia dietro questo lavoro su cui preferirei non soffermarmi, lasciando a voi eventuali riflessioni, Lonegoat propone ancora una volta la sua musica necroclassica in dieci brani in cui la tastiera (nelle vesti di un pianoforte) rimane l'unica e indiscussa protagonista. L'aura nera che pervade l'album si manifesta in diverse forme che vanno dalla decadente "Beyond Nothingness" alla desolazione rappresentata in "Kingdoms In Decay" e "The Great Mortality", passando per la drammaticità di "The Rape Of Europa II" e il nervosismo della titletrack. Talvolta la derivazione Black Metal si fa sentire, ad esempio nella struttura alla base di "Plague", mentre le atmosfere sono costantemente legate a questo genere, in particolare alle varianti arricchite da fasi Ambient che anche in questo caso contribuiscono a ricreare sensazioni tetre e oscure.

Il principale difetto che affligge "Yersinia Pestis" è il fatto che verso la fine si inizia a percepire un po' di stanchezza, in particolare nelle ultime due o tre tracce; in un disco da meno di quaranta minuti questo può diventare un problema di non poco conto, che rischia di limitare parecchio le potenzialità di Goatcraft, costretto così dai paletti auto-imposti a porre un'attenzione eccessiva alla durata delle proprie opere. Sarebbe anche da rivedere l'efficacia di alcune scelte: il flauto di "Bodies Piled" mi è sembrato quasi fuori contesto a causa dei suoni fin troppo chiaramente finti, un vero peccato perché in questo modo ha penalizzato la splendida melodia; ho diversi dubbi anche sul momentaneo cambio di volume totalmente innaturale in "Weeping Buboes", che spezza l'atmosfera senza un motivo apparente.

In definitiva, il fascino della musica di Goatcraft colpisce grazie alla particolarità della proposta e alla buona capacità di sfruttare i propri (pochi) strumenti, portando alla mente generi solo tematicamente ed esteticamente affini al suo. Al contempo non posso negare che — nonostante le problematiche appena descritte — l'ascolto sia sempre ammaliante, tuttavia non posso fare a meno di notare che siamo già al terzo album e permangono alcuni difetti che sarebbe ora di riuscire a evitare. Personalmente vedo un grande potenziale in questo progetto, la speranza quindi è che Lonegoat impari dagli errori commessi e ci regali finalmente un disco a cui non avremo nulla da ridire.

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