Göatvoid Holokäust - Voidfurnace Imperator

GOATVÖID HOLOKÄUST – Voidfurnace Imperator

Gruppo:Goatvöid Holokäust
Titolo:Voidfurnace Imperator
Anno:2019
Provenienza:Svezia
Etichetta:NSM Prod
Contatti:Youtube  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Fall Of Laniakea
  2. Ilimarneq
  3. Satyam
  4. The Children Of Lamashtu And Pazuzu
  5. Watcher Within The Spores
  6. Voidfurnace Imperator
  7. To The Prince Of The Eastern Skies
  8. Ajna Chakra Black Transmission
  9. Churning The Phlegethon
  10. Inquisitor
  11. The Keloid Scars From His Presence
  12. The Obliterating Fires
DURATA:29:09

Black metal primitivo, un look degno dei primi Bathory nel pieno di un inverno nucleare e nomi che Caller Of The Storms e compagni levateve proprio: c’è tutto, ma proprio tutto ciò che serve per buttarsi a capofitto sul debutto degli svedesi Göatvoid Holokäust. Seconda pubblicazione in assoluto per la neonata e connazionale NSM Prod, Voidfurnace Imperator possiede gli elementi necessari per far quantomeno sorridere l’ascoltatore, se non fosse che il trio prende dannatamente sul serio la faccenda, a partire da un’uscita strettamente limitata e soltanto su vinile.

Parlavo di nomi da fare invidia ai Blasphemy, e quindi sbatto subito il carico sul tavolo: i latrati di Pesthraal Voice Of The Underworld And The Wind That Blows In The North Of Every Man’s Heart (!) troneggiano in cima ai ben dodici brani, a completare il lavoro del bassista-chitarrista Ferenc Leopold e del batterista Primitivo II (che non mi sorprenderebbe se pestasse i tamburi con la sua clava). I Göatvoid Holokäust non vanno mai oltre una produzione lo-fi abbastanza intransigente — che risulta anche abbastanza altalenante, c’è il dubbio che le tracce siano state registrate in momenti diversi — e lo stile oscilla tra roba piuttosto tradizionale come “Satyam” e divagazioni un po’ più moderne e melodiche, per esempio nell’iniziale “Fall Of Laniakea”.

Se i brani di Voidfurnace Imperator riescono a risultare accattivanti e piuttosto ben distinti gli uni dagli altri (la breve durata del lavoro aiuta), sono le tematiche a catturare l’attenzione più di tutto. Non nego di aver strabuzzato gli occhi leggendo i testi e trovandomi di fronte un pot pourri popolato da concetti matematici (il frattale di Mandelbrot), un’allegra combriccola di creature mitologiche come i demoni mesopotamici Lamashtu e Pazuzu più altre prese in prestito dal mondo ebraico quali il leviatano, Ziz e Qliphoth, e anche un cosmo popolato da entità fungine («Sentient fungi from the Boötes vöid»), il tutto immerso in un contesto barbarico, apocalittico e di adorazione del demonio. Ah, nell’inserto con i testi fa la sua bella figura un capro con una corona di M-16: cercare di trovare un senso a tutto ciò è assolutamente inutile, ma è tutto bellissimo.

Al termine di Voidfurnace Imperator ci si ritrova con più domande che all’inizio, al netto del genere abbastanza canonico. I Göatvoid Holokäust nascono apparentemente dal nulla, rivendicano la loro assoluta fedeltà a uno stile intransigente ed escono su un’etichetta anch’essa nata dal nulla, i cui unici contatti sono un indirizzo e-mail, un account YouTube e uno su Instagram: più underground di così, solo in una bara tre metri sottoterra.

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