GÔR MÖRGÛL – Heresy

 
Gruppo: Gôr Mörgûl
Titolo: Heresy
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Satanath Records / Death Portal Studio
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TRACKLIST

  1. Indoctrination
  2. Abominion
  3. Under The Light Of Darkness
  4. Martyrion
  5. Apostasy
  6. Heresy
  7. Trinity Of Lies
  8. Ruins On The Icons Of God
DURATA: 30:42
 

Sono stato ingannato. Il popolo di Internet mi ha tradito per l'ennesima volta: sì, perché durante le mie prime ricerche di informazioni sui Gôr Mörgûl mi era sembrato di capire che avrei recensito un disco Black Metal, ma a quanto pare il mondo virtuale continua a diffondere dati sbagliati. Magari la prossima volta dovrei ricordarmi di dare un'occhiata anche agli account ufficiali delle band di cui parlo, visto che la pagina Facebook riporta giustamente Blackened Death Metal.

Tutto ciò ovviamente non influenzerà il giudizio sul secondo album di questo quintetto sardo, anche perché "Heresy" è un lavoro assolutamente sopra la media; le otto tracce formano poco più di mezz'ora di musica, una mazzata (relativamente) rapida ma che colpisce con una potenza non indifferente e che si manifesta sotto forma di un Death Metal spinto e aggressivo in cui qua e là appaiono alcuni elementi Black. Il disco si mantiene su livelli di ferocia in generale alti, però sono presenti alcuni sparuti momenti di respiro, ad esempio durante gli assoli di "Abominion" e "Martyrion". Fin dall'inizio i Nostri evidenziano i propri punti di forza che risiedono principalmente nella capacità di incanalare una certa furia nella propria musica. Brani come "Indoctrination" e "Heresy" danno la possibilità al batterista Simone Piras — che qualcuno già conoscerà per aver fatto parte di diverse band, tra cui Hour Of Penance e Verbo Nero — di mettere in mostra le proprie abilità tra sfuriate e numerosi cambi di tempo.

Il lavoro delle chitarre presenta un buon gusto negli assoli, mentre nel resto dell'album è dedito a produrre riff che seguono l'andamento dettato dalla sezione ritmica, prediligendo la violenza più spietata ma accennando qualche momento leggermente più melodico ("Ruins On The Icons Of God"), talvolta andando anche a pescare dal Black Metal. La varietà delle sei corde compensa quindi lo stile del cantante, che però valorizza la propria prestazione con un growl sufficientemente profondo che ben si adatta alla brutalità del contesto in cui si trova.

Nonostante la premessa di questa recensione, non posso negare che "Heresy" mi abbia lasciato più che soddisfatto. La durata ridotta, la produzione pulita al punto giusto e la violenza sonora che non risulta mai inutilmente eccessiva sono tutti elementi che rendono questo disco adatto anche a chi — come il sottoscritto — non mastica Death Metal ogni giorno. Gli appassionati del genere dovrebbero comunque trovare questo disco interessante, pertanto un ascolto ai Gôr Mörgûl è assolutamente consigliato ad ogni amante del Metal estremo, di sicuro non vi farà male.

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