GRABAK – Sin

 
Gruppo: Grabak
Titolo: Sin
Anno: 2011
Provenienza: Germania
Etichetta: Twilight Vertrieb
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TRACKLIST

  1. Prologue – The Covenant
  2. Wrath – Into A Mental Inferno
  3. Envy – Beyond The Grace Of God
  4. Gluttony – The King's Jester
  5. Sloth – The Echoes Of Babel
  6. Lust – Of Masters And Servants
  7. Greed – The Sign Of The Rope
  8. Pride – The Black Mirror
  9. Epilogue – The Lord Of Sin
DURATA: 42:28
 

Torna a farsi sentire uno dei gruppi su cui riponevo maggiori speranze all'interno del panorama black metal di matrice svedese: i tedeschi Grabak. In un periodo in cui Marduk e Dark Funeral non si esprimevano al meglio (purtroppo oggi solo Morgan e soci si sono ripresi alla grande con l'ottimo "Wormwood"), questi fedeli adoratori della Nera Fiamma se ne uscirono con un "Agash Daeva" (2007) che mi impressionò parecchio e non solo per la presenza di due bassisti in formazione. Oggi "Sin" segna il rientro sulla scena, fatto di conferme e piccole novità.

Il marchio di fabbrica resta sempre quello di velocità sostenute, ritmiche martellanti e assalto continuo, questa volta però alcuni elementi vanno a caratterizzare le singole tracce, senza comunque inficiare l'omogeneità del tutto. È il caso ad esempio della voce femminile che appare nell'introduttiva "Prologue – The Covenant" e in "Pride – The Black Mirror", dove l'atmosfera diventa addirittura un incrocio fra i toni apocalittici degli ultimi Anaal Nathrakh e il più classico symphonic black. Per il resto si rimane nei canoni del genere, sfruttando continue accelerazioni, stacchi e ripartenze (decisamente vorticosa quella di "Greed – The Sign Of The Rope"), oltre a chitarre che tessono melodie più presenti che in passato, senza però far perdere un grammo di violenza al complesso. Significativi anche i rari innesti di death metal, componente che va ad appesantire e rendere granitiche le asce. Un discorso a parte va fatto invece per "Sloth – The Echoes Of Babel", pezzo non veloce e che ricerca maggiormente il pathos: sarà forse per il fatto di trattare del peccato della «pigrizia»?

"Sin" ci accompagna in una narrazione dei sette vizi capitali sulle note di un black metal travolgente, ma capace di variazioni e innesti che tengono viva l'attenzione e al tempo stesso ribadiscono i Grabak picchiatori inesorabili. Nessuno stravolgimento o miracolo all'orizzonte per i ragazzi di Lipsia, bensì una conferma a livelli piuttosto alti di un gruppo che troverà estimatori fra gli incalliti dello «swedish black metal» come il sottoscritto: con loro si va sul sicuro.

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