Grava - Weight Of A God | Aristocrazia Webzine

GRAVA – Weight Of A God

Gruppo: Grava
Titolo: Weight Of A God
Anno: 2022
Provenienza: Danimarca
Etichetta: Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. Waves
  2. Bender
  3. Crusher
  4. Alight
  5. The Appian Way
  6. Cauldron
  7. The Pyre
DURATA: 29:35

Un disco sludge o post-metal al di sotto della mezz’ora è possibile. Sembra uno slogan da televendita o da recupero esami, una sorta di Wanna Marchi meets CEPU, ma parlo invece del densissimo e pesantissimo debutto dei danesi Grava. Nati da due costole dei Whelm — il cantante e chitarrista Atli Brix Kamba e il batterista Casper Axilgård — insieme al bassista Niels Asger Svensson, hanno pubblicato nel 2022 Weight Of A God per la sempre attenta Aesthetic Death, che già ristampò otto anni fa l’unico album (per giunta postumo) dei Whelm, A Gaze Blank And Pitiless As The Sun.

Weight Of A God è un buco nero di pesantezza e disperazione, quest’ultima accentuata dal fatto che il disco è narrato dal punto di vista di chi si trova faccia a faccia con la morte: la copertina è un ottimo esempio, con la tecnica di esecuzione capitale tipica dell’India in cui il condannato viene schiacciato da un elefante, certo non il modo più leggero di lasciare questo mondo ed espresso in “Crusher”, uno dei pezzi migliori del lotto.

I Grava si muovono con assoluta scioltezza in un territorio insidioso, che non offre molti spiragli di innovazione e presenta il forte rischio di ripetersi alla lunga. I tre danesi, come accennato, hanno però il dono della sintesi, che troppo spesso manca a dischi di debutto di questo genere: certo non si tratta di debuttanti — visti gli almeno vent’anni di esperienza alle spalle — ma scrivere ottime canzoni tenendosi sempre sotto i quattro minuti non è affatto facile. Tutto suona al posto giusto, tra echi di Neurosis e Cult Of Luna ma anche qualche scelta sonora che richiama Meshuggah e Gojira, su ritmi sempre pachidermici ma dalle dinamiche diverse e sempre azzeccate.

“Waves” è un andirivieni continuo in preda alle onde di un oceano di pece nerissima, con un basso pulsante a sorreggere il tutto. “Bender” porta in primo piano l’anima post-hardcore del trio con un ottimo scream. “Appian Way” — l’epica di Spartaco e dell’esercito di schiavi destinato al fallimento — mette da parte l’incedere massiccio ma soltanto per annegare tutto nel riverbero e, appunto, nella disperazione. L’unica eccezione alla brevità di questo lavoro è la conclusiva “The Pyre”: l’ultimo rantolo sofferto di un disco notevole, che si chiude con un organo via via più avvolgente come il nulla che ci attende dopo la morte.

Una menzione a parte merita la prova vocale, divisa tra urla sporche e lancinanti e tratti più maligni e gutturali, che è a mio parere la punta di diamante di Weight Of A God: un perfetto punto di incontro tra due generi assolutamente affini ma che viaggiano su due linee stilistiche vicinissime e spesso parallele.

Ciliegina sulla prima torta dei Grava, infine, è la produzione ineccepibile: il disco è stato registrato in appena tre giorni e la scelta di pulire un po’ i suoni lasciando qualche spigolo grezzo non fa che rendere il tutto più sentito e sofferto. Un grande colpo di coda dell’anno appena concluso, sperando non sia un episodio isolato.