GRAVDAL – Torturmantra

 
Gruppo: Gravdal
Titolo:  Torturmantra
Anno: 2010
Provenienza:  Norvegia
Etichetta: Unexploded Records
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TRACKLIST

  1. Hyrdestund I Helvete
  2. Slave
  3. Eg E Ditt Helvete
  4. Mishandlet
  5. [Untitled]
  6. Torturmantra
  7. Pulsen Vakler
  8. Klastrert På Ambolt
  9. Slutt 
DURATA: 41:51
 

La band di Bergen si fa viva a due anni di distanza dal rilascio del debutto "Sadist", non conosco quell'album, è quindi con "Torturmantra" che mi approccio alla loro proposta.

Mi ritrovo nel lettore un album che suona un black metal mai veloce, che punta soprattutto su ritmiche in mid-tempo e un lavoro raffinato di melodie, incastrando l'ascoltatore nel proprio mondo, un mondo che per alcuni versi rimanda ai Gorgoroth di "Pentagram" e "Antichrist" , ai primi Taake di "Nattestid" e al gelido riffato di alcune sensazioni care agli Immortal.

È un bel calderone quello che si pone all'orecchio, ci sono passaggi dediti al groove e che sfruttano tali scelte d'impatto, "Hyrdestund I Helvete", altri prettamente più classici, "Eg E Ditt Helvete", in cui l'incedere cadenzato lento acuisce la profondità, ma il pezzo che più si fa notare, in una scaletta forse sin troppo omogenea nel suo trascorrere, è "Mishandlet". A sorprendere non è tanto la partecipazione vocale del "prezzemolino" Kvarforth (manca solo che uno se lo ritrovi a X-Factor) quanto l'impostazione del brano in sé, totalmente estranea al resto dell'album che la rende un gioiellino e punto di rottura. Il pezzo sembra più indicato a vivere, o essere assorbito, come creatura naturale degli Shining o dei Den Saakaldte, la bellezza e importanza relativa nel disco sono da sottolineare in quanto si rivela poi essere la traccia regina di "Torturmantra" e al tempo stesso ti porta a chiedere il perché ci sia voluto un ospite e una diversificazione sonora talmente netta per raggiungere livelli di qualità più interessanti.

Chiariamoci: i Gravdal forniscono una prova più che degna e canzoni come "Slave", "Slutt" o "Pulsen Vakler" si lasciano ascoltare più che piacevolmente, l'ultima inoltre da anche riprova di buoni spunti per quanto riguarda la tecnica in seno alla band, tuttavia l'amaro in bocca, seppur come retrogusto, rimane.

La formazione, di cui l'unico volto noto è Phobos (Aeternus e Galar), strumentalmente ha davvero poco da farsi rimproverare, così come la produzione affine al tipo di stile legato alla scena di "Bergen" svolge il suo sporco e onesto dovere senza intoppi, tant'è che gli appassionati di black metal norvegese, e nello specifico quello delle band provenienti da quella città, potrebbero trovare gradevole confrontarsi con un "Torturmantra" che, a livello personale, pare sia capace di accrescere il proprio valore con l'aumentare degli ascolti, non consideratelo un passaggio a vuoto.

 

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