Grave Circles - Tome II

GRAVE CIRCLES – Tome II

Gruppo:Grave Circles
Titolo:Tome II
Anno:2020
Provenienza:Ucraina
Etichetta:Les Acteurs De L’Ombre Productions
Contatti:Facebook  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Both Of Me
  2. Predominance
  3. Faith That Fades
  4. Thy Light Returneth
  5. When Birthgivers Recognize The Atrocity
  6. The Unspoken Curse
  7. Abstract Life, Abstract Death
DURATA:42:48

Ci sono tante cose da dire su Tome II, formalmente il primo album in studio dei Grave Circles e seguito dell’EP Tome I, del 2017. Tanto per cominciare, Tome I e Tome II avrebbero dovuto essere un’unica opera, ma la band ucraina non aveva soldi per permettersi ulteriori registrazioni, e dovette quindi limitarsi a esordire con le tre canzoni di Tome I; il resto del materiale rimase da parte, in attesa di tempi migliori, e vide finalmente la luce, con qualche aggiunta, sul finire del 2019. Ancora però i Grave Circles dovevano galleggiare in acque non proprio pescose, poiché si trattò di un’autoproduzione dalle tirature microscopiche. Avanti di qualche mese, nella primavera inoltrata del 2020 LADLO ha pubblicato l’album sia in CD che in vinile, rendendo finalmente giustizia all’operato della band di Vinnytsia.

Proprio Vinnytsia, cittadina nel centro del Paese, oltre 250 chilometri a sud di Kiev, è anche a suo modo protagonista dell’album, visto che in un’ampia e interessante intervista il cantante e fondatore Baal ha dichiarato che lui e l’altro fondatore della band, il chitarrista Virus, vivevano «in un appartamento in rovina. Il pavimento era di cemento armato, non c’erano porte, arredi né utensili. Non dormivo in un letto, ma su un tappeto, mentre Yuri [Virus] su un materassino gonfiabile. Avevamo un water, una doccia e un multicooker. Non avevamo tende, le persone che passavano davanti all’appartamento potevano guardarci dentro. Ci lavavamo le mani e pulivamo le stoviglie in un secchio. Questo è l’ambiente dove “Tome I”, “Tome II” e la gran parte del materiale per il prossimo album sono stati creati». Oggi Virus non fa più parte della band, e mi auguro che la scelta lo abbia portato quantomeno verso un maggiore comfort abitativo.

Il risultato di una genesi così estrema è un black metal denso, profondamente vicino alle esplorazioni spirituali e religiose di gente come Ondskapt, Funeral Mist e i sempreverdi Deathspell Omega, ma anche e soprattutto di quella nuova corrente che fa capo al nichilismo dei Mgła. I Grave Circles basano la propria musica su riff circolari e un ottimo gusto per le melodie, ma anche su una rabbia feroce e sulla pulsione per certe derive quasi litaniache che non sfigurerebbero in un album dei Batushka, scegliete voi quale versione. A queste si aggiungono deviazioni con campane tibetane e ottoni (“Abstract Life, Abstract Death”, “Predominance”) estremamente suggestive, che fanno di Tome II un album vario e strutturato, capace di offrire tanti spunti e allo stesso tempo molto coeso.

Su queste basi gli ucraini costruiscono una serie di riflessioni, tanto nichiliste quanto spirituali, sulla ricerca di Dio e sul significato dell’esistenza. Con un inglese non proprio perfetto, i Grave Circles mettono in musica tutto il proprio disagio, la propria rabbia e la propria disperazione, frutti di una società depressa e di anni di oppressione che porta dei musicisti ancora giovani a cantare che «Existence is the curse of man!» (“The Unspoken Curse”). Su questo tema si potrebbe aprire una discussione infinita e complicatissima, riflettendo sui motivi per cui le tendenze più nichiliste (e spesso nostalgiche di certi estremismi politici), quantomeno nel metal estremo, tendono ad arrivare da oltre la cortina di ferro, ma è un ginepraio da cui, una volta entrati, è davvero difficile uscire. Certo è che però Baal, tra Tome I e Tome II, è stato reclutato nientemeno che da La Famine per diventare il nuovo batterista dei Peste Noire (con cui ad oggi non ha ancora registrato nulla), e che più volte si è sperticato nel dichiarare come i Grave Circles non siano assolutamente un progetto politicizzato.

A differenza di tanti altri, invece, ciò che i Grave Circles non rifuggono è la religione, anzi scelgono di indagarla, e in particolare Baal si è detto «interessato al divino» sia su un piano personale che culturale. A questo interesse fa eco la copertina dell’album, un’immagine che nelle intenzioni vuole rappresentare il dualismo presente in tutte le cose, con un uomo che impone forzatamente a una donna il passaggio di una chiave, nei millenni rappresentazione di fede, di conoscenza e di tante altre cose. La mano che spinge la chiave porta i tatuaggi di un uroboro, un occhio onniveggente, il simbolo dei Chlysty e altri ancora. Non è dato sapere quanto di questa simbologia sia effettivamente oggetto di studio da parte dei Grave Circles e quanto sia invece una mera suggestione, ma il risultato è affascinante e tanto basta.

Facebook Comments