Grave Miasma - Abyss Of Wrathful Deities

GRAVE MIASMA – Abyss Of Wrathful Deities

Gruppo:Grave Miasma
Titolo:Abyss Of Wrathful Deities
Anno:2021
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Sepulchral Voice Records / Dark Descent Records
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TRACKLIST

  1. Guardians Of Death
  2. Rogyapa
  3. Ancestral Waters
  4. Erudite Decomposition
  5. Under The Megalith
  6. Demons Of the Sand
  7. Interlude
  8. Exhumation Rites
  9. Kingdoms Beyond Kailash
DURATA:52:51

Tornano i Grave Miasma, e Abyss Of Wrathful Deities arriva a otto anni di distanza dal debutto Odori Sepulcrorum e cinque dall’EP Endless Pilgrimage (oltre che a parecchio tempo dall’ultima volta che li abbiamo visti dal vivo). Considerato che i fratelli Yoni e Dani Ben-Haim, rispettivamente chitarra-voce e batteria, portano avanti la band da quindici anni, è evidente come il ritmo di pubblicazione dei londinesi non sia proprio serratissimo. Eppure in un mercato invaso da pubblicazioni trascurabili, quando non del tutto mediocri, è bello vedere che c’è ancora chi si prende il proprio tempo per raccogliere le idee e confezionare un disco, e come spesso accade sono quelli capaci a far passare più tempo tra una pubblicazione e l’altra.

Abyss Of Wrathful Deities non si discosta troppo dal materiale precedente della band, anche se il passare degli anni è percepibile dalla maggior attenzione posta nei dettagli e da una produzione leggermente più morbida, meno ruvida rispetto al passato, che oggi è un po’ più Immolation che non Incantation. I Grave Miasma, che ora formalmente sono un trio e non più un quartetto, restano però sempre e comunque una band death metal, e il loro obiettivo principale rimane quello di concatenare quanti più riff e quanto più male possibile, e di entrambi questi elementi Abyss… è pieno da scoppiare.

Le strutture delle canzoni sono varie quanto basta, anche se un po’ di quel sense of wonder, di quella meraviglia che quasi dieci anni fa derivava dall’ascolto di Odori Sepulcrorum è andato perso. Dove i Grave Miasma riescono invece a destare maggiore interesse è nella ricercatezza dei temi che delle canzoni sono le fondamenta. L’abisso del titolo è infatti composto da divinità, tradizioni e usanze mediorientali e asiatiche, e ogni brano è in grado di regalare uno spunto differente. “Rogyapa” ci porta a fare la conoscenza della sepoltura celeste, e in particolare degli incaricati dello smembramento dei corpi, che devono svolgere la loro mansione ridendo e scherzando per aiutare il defunto nella transizione da un piano dell’esistenza all’altro. “Demons Of The Sand” parla dei demoni del deserto nella tradizione ebraica (ed è scritta interamente in ebraico). “Under The Megalith”, ancora, va a pescare dei culti sciamanici a sud di Tuva, una remota repubblica russa al confine con la Mongolia.

Una decina d’anni fa, i Grave Miasma furono tra i promotori di quello che sarebbe diventato poi un vero e proprio revival del death metal vecchia scuola dalle varie sfumature. Di quella microscena e di quelle band si sono un po’ perse le tracce: Cruciamentum, Lvcyfire, Necros Christos, Sonne Adam, tutta gente scomparsa dai radar quando non ufficialmente sciolta, per cui è stato bello fare un tuffo nel decennio scorso con il ritorno dei fratelli Ben-Haim, ancora in grado di dire la propria in questo mondo affollatissimo.

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