GRAVEFLOWER – Return To The Primary Source

Informazioni
Gruppo: Graveflower
Titolo: Return To The Primary Source
Anno: 2012
Provenienza: Russia
Etichetta: Solitude Productions
Contatti: myspace.com/graveflowerdoom
Autore: Mourning

Tracklist
1. White Noise
2. My Turn
3. Rain In Inferno
4. Just A Moment
5. Falling Leaves
6. Autumn Within
7. Rain Without End

DURATA: 47:10

GRAVEFLOWER - Return To The Primary Source Il mondo doom non arresta la sua creazione di nuovi act e la Russia con assiduità disarmante ne offre una svariata gamma. Dopo nove anni dalla loro nascita è arrivato per i Graveflower il turno di far sentire la propria voce.
La formazione sovietica tramite la connazionale Solitude Productions ci fa pervenire il debutto “Returning To The Primary Source”, a quanto pare non preceduto da nessun’altra release, dev’essere di moda buttarsi a capofitto nel tentativo di “spaccare” al primo colpo, peccato che spesso e volentieri tocchi poi far notare quanto sia fondamentale crearsi delle basi solide per non cadere nei più semplici degli errori.
Formalmente abbiamo a che fare con una formazione preparata e che sa dove vuole andare a parare la botta, il problema di fondo è che lo sa anche sin troppo bene. In pratica una volta inserito il platter abbiamo a disposizione sette tracce che a dirla tutta, neanche troppo velatamente, fanno il “verso” ai My Dying Bride sia per strutture che impostazione vocale del cantante Vladimir Semenischev che nel growlare come nell’esibirsi in un voce pulita è evidentemente influenzato dalla ingombrante presenza di Aaron Stainthorpe. Oltretutto non è un caso che loro stessi citino come punto di riferimento un album degli inglesi, “Like Gods Of The Sun”, probabilmente il più “controverso” della discografia della band proveniente dalla terra d’Albione.
Sono strani invece gli armonici alla Machine Head che si possono udire in “White Noise”, di compagnia ma non esaltanti gli sprazzi nei quali si palesano seppur in maniera non distinta lievi accenni alla melodia opprimente in stile Mourning Beloveth. Il tentativo con aperture acustiche di disseminare uno stato d’animo maggiormente melancolico interrompendo la letargia del doom/death di base come avviene nell’introduzione di “My Turn”, “Falling Leaves” e nelle brevi strumentali “Just A Moment” e “Rain Without End” rende al meglio nel pezzo più conciso e atmosfericamente dotato: “Rain Inferno”, nel quale è palpabile una velata positività che contrasta l’andare costante malinconico, il canto in “clean” è probabilmente la miglior arma di Vladimir.
Tutto ciò non oltrepassa ancora la sufficienza piena, essendo “Returning To The Primary Source” troppo poco per andare oltre, in una parola: stereotipato.
La conoscenza del genere c’è, le qualità individuali non scarseggiano, i mezzi sono presenti, speriamo che in un futuro non troppo lontano i Graveflower decidano di liberarsi della dominanza caratteriale dei My Dying Bride sulla loro musica provando non dico a esser personali in toto ma almeno a uscire da una “possessione” che è sin troppo ammorbante, virando con il songwriting in altre direzioni. È doveroso quantomeno tentare di allontanarsi da questo estremo già sentito.
Un ascolto di “Returning To The Primary Source” è consigliato a tutti coloro che amano il genere, lo stereo di certo non ve lo sputerà fuori, così come del resto sarà difficile che trovi una continuità nel girarvi. Si prova per non dimenticare che i Graveflower esistano e “potrebbero” sicuramente fare di più, diamo loro fiducia.

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