Gravespawn - The Elder Darkness

GRAVESPAWN – The Elder Darkness

Gruppo:Gravespawn
Titolo:The Elder Darkness
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Satanath Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. The Primordial Dynasty
  2. Hexenturm
  3. Sons Of Mars
  4. Curse Of The Ruins
  5. Cocytus Winds Ascend
  6. The Dreadful Eye
  7. Kingdom Of Cruelty
  8. Barbarian Misanthropy
  9. Die By The Sword [cover Slayer]
DURATA:51:59

Perdonatemi lettori se ho mancato di fedeltà. Nella mia recensione a Inexorable Grimness accoglievo con piacere il ritorno dei Gravespawn sulle scene, ma da giugno 2017 (data della pubblicazione dell’articolo) in poi mi sono quasi del tutto scordato di questo progetto americano, da quanto sono subissato da musica nuova. Di conseguenza quando sono mi ritrovato in mano The Elder Darkness sono rimasto sorpreso, perché pensavo si trattasse del seguito diretto di quell’EP che tanto mi aveva convinto, invece mi sbagliavo di grosso: Reaver, abbandonato dai compagni, ha deciso in questi anni di rimettersi all’opera per dare di nuovo risalto al nome dei Gravespawn, ri-registrando la primo demo della band (Re-Forged In The Malice Of Stygian Fire nel 2017), e pubblicando un nuovo EP (Sovereigns Of The Dark Fortress nel 2018) per poi inserirlo anche nello split in compagnia (per la seconda volta) dei Vesterian.

Al contrario di chi scrive, invece, Reaver si è dimostrato un uomo dalla fede insindacabile. In pieno accordo con le sue influenze, quel black metal sinfonico norvegese medievaleggiante che potete riconoscere tra le note di Anthems To The Welkin At Dusk o di Dark Medieval Times per intenderci, ha deciso di andare avanti per la propria strada, senza piegarsi ad alcun tipo di compromesso. I Gravespawn sono il prodotto di questo approccio, dimostrandosi interpreti fedeli dello stile musicale amato e a proprio agio nella proposta di brani efficaci. Ovviamente non si sta parlando di musica che sconvolge le regole del gioco, ma dotata di dedizione senza dubbio sincera e di un livello qualitativo soddisfacente, permettendoci così di non dover per forza di cose rivolgerci ai soliti noti.

L’ascolto di The Elder Darkness mi ha invece lasciato perplesso. Di certo non intendo mettere in discussione la passione del suo creatore per le sinfonie epicheggianti e il livore che il black metal si porta con sé, tuttavia sento che l’ispirazione zoppica per una buona fetta dell’album. La musica di Gravespawn non è mai apparsa particolarmente originale, ma se in passato questo aspetto pesava in modo molto relativo, ora purtroppo alcune scelte stilistiche banali e a dir poco scolastiche danneggiano le idee interessanti presenti. Ne risente così la scorrevolezza generale, non aiutata poi dall’aderenza a strutture troppo rigide che rendono il lavoro molto più prevedibile di quanto necessario, specie alla luce di un minutaggio che supera i cinquanta minuti.

Per questi motivi, The Elder Darkness è un passo indietro in confronto alla produzione passata, seppur dotato di alcuni brani in grado di distinguersi come “Hexentrum” con le sue campane o “Cocytus Winds Ascends” con la sua apertura meno opprimente, gli apici che svettano in mezzo ai riempitivi. La cover di “Die By The Sword”, da Show No Mercy degli Slayer, è invece l’episodio che resta più impresso: non avrei mai immaginato di sentirne una versione accompagnata da tastiere. Vorrei aver avuto parole migliori da dedicare a The Elder Darkness, tuttavia suppongo che opere sottotono possano capitare a chiunque. I Gravespawn si sono imbattuti in un album di passaggio, una breve sbandata dalla quale sono convinto si riprenderanno presto.

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