GRAVETY – Into The Grave | Aristocrazia Webzine

GRAVETY – Into The Grave

Informazioni
Gruppo: Gravety
Titolo: Into The Grave
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Contatti: myspace.com/gravety
Autore: Mourning

Tracklist
1. Entrance
2. Stroke Of Fate
3. Decay Of Life
4. Judge Your God
5. False Messiah
6. Into The Grave
7. Asylum
8. Curse Of The Catacombs
9. Summoning Ritual
10. Axe Of Execution

DURATA: 44:41

GRAVETY - Into The Grave Chiamarsi Gravety e intitolare il debutto “Into The Grave”? Scelta che non passa di certo inosservata e finisce col rimandare volente o nolente a uno dei masterpiece del death svedese, quell'”Into The Grave” dei Grave, una casualità? Direi di sì, le band sono distanti anni luce per stile, parliamo di un act teutonico dedito a proporre una miscela di thrash e doom dalle forti connotazioni Sabbath e Candlemass, si tratta comunque di ambito primordiale e sostanzialmente heavy-oriented.
La musica è orecchiabile, i ritornelli capaci di stamparsi in testa, ad esempio quelli di “Stroke Of Faith” e “False Messiah”, quest’ultimo forse un po’ troppo stiracchiato ma non cattivo.
Le canzoni traino sono dotate di buon tiro e una discreta varietà, penso a “Decay Of Life” e alla conclusiva “Axe Of Execution” nelle quali è fondamentale l’ottima prova del cantante Kevin Porz.
Poteva mancare poi il tributo semi-celato? Ascoltate attentamente la titletrack e provate a indovinare quali siano i brani di realtà note e citate già nel testo che vi vengono in mente, la risposta non è complicata.
Non sempre “Into The Grave” riesce a perseguire i suoi obbiettivi, la parte centrale soffre di una fase di stanca, il voler forzare e portare avanti un discorso d’aggressione in alcuni frangenti costante non si rivela del tutto convincente, i ragazzi convincono nel momento in cui l’equilibrio fra le frizioni del thrash e il mood scuro delle partiture doom si combinano, con l’uso del growl da parte del chitarrista Gernot Gebhard, alle volte rimembrante quello di Swano, che diviene un’arma in più con la quale acuire la buona riuscita di tali occasioni.
I Gravety hanno piantato delle basi interessanti su cui potersi evolvere in futuro, “Into The Grave” nella sua natura retrò possiede una produzione di stampo moderno che non dispiace, soprattutto per il fatto che si mantiene distante dalle laccature e da quel senso di asettico che spesso pervade le uscite post-2000, pulita sì, priva d’animo no.
Per i puristi sarà forse d’ostacolo il recepire una mistura che pur attingendo dai generi storici trova comunque il modo di rimanere sempre e comunque d’alta fruibilità, pertanto consiglio l’ascolto di “Into The Grave” a chi evita di farsi troppe paranoie sul “cosa”, “come”, “quando” e “perché”, basandosi esclusivamente su ciò che la band e la prestazione insita nel disco possono regalare.
Comunque lo si ripete da secoli che provare non costa nulla.