GRAVEYARD DIRT – For Grace Or Damnation

GRAVEYARD DIRT – For Grace Or Damnation

Informazioni
Gruppo: Graveyard Dirt
Titolo: For Grace Or Damnation
Anno: 2010
Provenienza: Stranorlar, Irlanda
Etichetta: Ashen Productions
Contatti: myspace.com/graveyarddirt
Autore: Bosj

Tracklist
1. By Wind And Time
2. Daylights Wrath
3. These Hands Defiled
4. Enslaved By Grief
5. The Search for Solitude
6. Silence Awakes
7. Solace
8. A New Day Fire

DURATA: 62:05

Arriviamo in clamoroso ritardo a parlare dei Graveyard Dirt, formazione irlandese attiva dalla prima metà degli anni Novanta, che dopo un demo sparì dai radar fino al 2007, anno in cui fece uscire un primo ep “di rinascita”, seguito finalmente da un full lenght di debutto, anno domini 2010… che sembra non curarsi dello scorrere del tempo.
Il genere proposto dai sei musicisti è un doom/death di stampo classico, che più classico non si può e deve tutto alla scuola anglosassone, appunto, di una ventina d’anni fa (i vari inizi di My Dying Bride, Paradise Lost, eccetera, tanto per cambiare), o al massimo qualcosa sulla scia di formazioni americane quali i Winter o i primi Novembers Doom, riletti però in chiave europea.
Ottima la produzione, ottima la preparazione “formale” del gruppo, ottima la scrittura dei pezzi che ovviamente, interludio strumentale ed intro esclusa, viaggiano tutti tra i sette e i tredici minuti, in down-tempo e con il riffing di chitarra portante a tenere in piedi tutta la struttura. Non è un caso che il maggior compositore della formazione, Kieran O’Toole, sia un addetto alla sei corde.
Dal punto di vista lirico, le tematiche sono quelle care al genere: struggimento romantico, “mal de vivre”, dolore, oscurità. Le immagini testuali, molto suggestive ed evocative, ricordano anche l’operato di un certo Johan Ericson di casa Draconian.
Insomma, gli ingredienti di un disco “classico” ci sono tutti. Ad alcuni, bisogna dirlo, potrà odorare un po’ di stantio, di già sentito, ma “For Grace Or Damnation” è tutto fuorchè un brutto disco; ponderato e finemente lavorato in ogni suo aspetto, dal booklet alla resa dell’ultima nota, siamo al cospetto della testimonianza di una formazione che certi suoni li ha vissuti in prima persona, ma per qualche motivo è riuscita ad uscire dall’ombra e a versare il proprio tributo alla scena solo con quindici anni di ritardo. Con tutto ciò che la situazione comporta, nel male, ma anche e soprattutto nel bene.

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