GRAVEYARD GHOUL – The Living Cemetery

 
Gruppo: Graveyard Ghoul
Titolo:  The Living Cemetery
Anno: 2014
Provenienza:  Germania
Etichetta: Final Gate Records
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TRACKLIST

  1. Lunatic Possession
  2. Living Cemetery
  3. Vomit To The Grave
  4. Scraping From A Coffin
  5. Who Goes There
  6. Putrid Stench Of Death
  7. Secrecy Of Dying Flesh
  8. Rotten Gore Excrements Whore
  9. Sentenced To The Knife
  10. Funeral Priest
DURATA: 31:09
 

Il rischio di cui tutte le band e le etichette hanno più paura, in ambito promozionale, è quello di vedere il proprio lavoro in mano a gente che non lo apprezza, che non lo capisce, che non conosce a sufficienza la materia. Ebbene, credo che nel caso dei teutonici Graveyard Ghoul, di casa Final Gate Records, si sia mostrata l'altra faccia della medaglia: non potete farmi scrivere di un disco che sembra uscito dallo stesso cassetto di "Severed Survival" e "The Awakening". E se non sapete di cosa sto parlando, smettete di leggere, perché "The Living Cemetery" non vi piacerà.

Trentun minuti di racconti horror gentilmente offerti da Tombcrusher (basso), Tyrantor (batteria e voce su metà delle canzoni) e Disgracer (chitarra e voce sull'altra metà dei brani), alcuni più lunghi e con parti rallentate ("Lunatic Possession"), altri molto più brevi e decisamente veloci ("Living Cemetery", "Vomit To The Grave"). Addirittura, il trio della Bassa Sassonia si addentra in territori grind con "Rotten Gore Excrements Whore", dalla durata di ben trentotto secondi e con scritto Repulsion tra le righe di ciascun accordo. Il death metal come è stato inventato: chitarre veloci, suoni asciutti, batteria in perenne up-tempo o quasi, voce sporca e con qualche vago riverbero, il tutto prodotto decisamente a basso costo. Insomma, siamo in quel limbo dove il thrash metal (quello tedesco, putrefatto e vicino al demonio, ovviamente) non è ancora stato del tutto abbandonato, anzi funge da supporto integrante e perfettamente integrato.

Non potrò mai essere obiettivo parlando di un lavoro del genere, dicevo, perché non potrò mai fare altro che sciogliermi davanti a brani che trasudano atmosfere da b-movie settantiano e da death metal di fine anni '80. Già la splendida copertina "retrò" di Thomas Westphal e il fatto che il disco sia stato registrato in tali "Go Fuck Yourself Studio" la dicono lunga sull'atteggiamento della band e sul messaggio che questa vuole diffondere: quello del sano, autoironico, divertente svago musicale, a suon di zombi, croci rovesciate e schifezze varie. Pollice altissimo per i Graveyard Ghoul.

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