Great Cold Emptiness - Death Gifted A Bouquet

GREAT COLD EMPTINESS – Death Gifted A Bouquet

Gruppo:Great Cold Emptiness
Titolo:Death Gifted A Bouquet
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Avantgarde Music / Flowing Downward
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TRACKLIST

  1. The Erotic Waltz
  2. The Breadmaker’s Daughter
  3. The Little Deer
  4. The Withering Pyre
DURATA:01:07:55

Ultimamente è capitato spesso che parlassimo di metallo originario del profondo Nordest del continente Nordamericano, soprattutto con la serie di speciali sulla scena quebecchese che presto si arricchirà di un nuovo capitolo. Questa volta siamo al di qua del confine, e più precisamente a St. Agatha, sulla punta settentrionale dello stato del Maine; da qui arrivano i Great Cold Emptiness (GCE) di Nathan Guerrette, polistrumentista che da poco ha aperto le porte del suo progetto ad altri quattro musicisti (fra cui Ascaris degli esoterici Ævangelist), ma che nel caso di Death Gifted A Bouquet si avvale ancora soltanto della voce di Meghan Wood. Un lavoro lungo, complesso e spiccatamente narrativo, che segue di due anni l’altrettanto difficile Miles Before I Sleep, questo Death Gifted A Bouquet continua e se possibile perfeziona lo stile dei GCE, imperniato su una sapiente commistione fra il black metal più atmosferico tanto in voga sulla costa del Pacifico e il funeral doom più lirico che ci sia.

Lo sfondo è quello della frontiera, di una foresta accesa d’autunno; un luogo meraviglioso ma in cui la vita è difficile, soprattutto se il patriarca (spoiler: non è una storia esattamente progressista) decide di abbandonare il tetto coniugale in cerca di esperienze mondane giù in città, nel cosiddetto mondo civilizzato. Le protagoniste sono due donne: la madre, che senza il suo uomo si vede perduta e precipita in una spirale di autolesionismo e alcolismo, e la figlia, che si trova davanti a un bivio che può condurre alla stessa disperazione senza futuro della madre, o alla costruzione di una nuova, sana, famiglia. I temi sono, come ovvio, quanto di più tradizionalista ci sia in materia di concezione familiare, e si fondano sulla credenza dibattuta (e anche, purtroppo, statisticamente smentita dai numeri della violenza domestica) secondo cui il focolare sia il contesto più puro e sano in cui vivere.

Detto questo, i quattro lunghi brani che compongono il lunghissimo bouquet dei Great Cold Emptiness sono belli, ispirati e talvolta strizzano l’occhio a incursioni moderniste che potrebbero starci come i cavoli a merenda, e invece suonano bene perfino gli arpeggi ai limiti della trance sul crescendo di “The Little Deer”, su cui poi si inserisce lo shredding neoclassico dell’ospite Joseph Davidson. Non vi spaventi la durata, perché Guerrette, da bravo appassionato di birre artigianali, ha il pregio di saper dosare gli ingredienti della sua mescita: perciò nell’arco dei quindici minuti di “The Erotic Waltz” non capita la qualunque, ogni tassello musicale è funzionale allo schema poetico del testo; lo stesso discorso si estende al resto del disco, che alterna accessi di sconforto raccontati con un linguaggio quasi shoegazing, ad altri di rabbia cieca che trovano incarnazione nelle sfuriate black metal. L’impegno che più di tutti mi sento di premiare riguarda il lavoro di tastiere che c’è dietro un album del genere: ricchissimo di sfumature e mai pacchiano, nonostante in certi momenti ci sia un discreto affollamento sonoro, che fa da contraltare a sezioni più riflessive, solenni e per questo più frugali, come la chiusa di “The Withering Pyre”, funeral doom all’ennesima potenza.

Death Gifted A Bouquet è un bell’album, che chiunque sia appassionato di profondo nord, malinconia e cultura Americana, intesa come quel repertorio di tradizioni risalenti ai pionieri e ai primi coloni, non dovrebbe lasciarsi sfuggire. Sarà interessante capire come si svilupperà la musica dei Great Cold Emptiness ora che sono diventati un gruppo vero e proprio, e non più un progetto solista di Nathan Guerrette.

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